Ci sono parole che rimangono scolpite per sempre nel nostro corpo e nella nostra memoria. Sono quelle che diciamo o ci vengono dette nei momenti più intensi della nostra vita e sono sempre riferite all’amore; alla gioia di un amore corrisposto e vissuto pienamente o al dolore della perdita di un amore. Abbiamo un cuore conservatore che si concede con molta parsimonia. Ci sono poi parole (e queste sono di più, molte di più) che sono scolpite solo nella nostra memoria. Sono quelle che leggiamo nei libri, ascoltiamo al cinema, al teatro, canticchiamo insieme ai nostri cantanti preferiti. Come il cuore non gli batteva, anzi sembrava latitante dentro il suo corpo. Sono parole di Beppe Fenoglio tratte dal suo libro una questione privata. Sono parole bellissime che descrivono uno stato d’animo sospeso, fatto di attesa, di ricordi. Il libro è una rincorsa amorosa tra il partigiano Beppe ed una donna.

Giovedì scorso, intorno all’ora di pranzo, in via Ghibellina, mi sono tornate in mente mentre stavo effettuando la mia rincorsa personale verso il ristorante i fratellini, che si trova all’altezza di via delle Conce. Chiedo scusa a Beppe per l’uso improprio delle sue parole, ma anche a me il cuore non mi batteva, anzi sembrava latitante nel mio corpo e non perché stessi pensando ad una donna, ma a un ristorante (la vita è una questione di priorità!) ed alla paura di trovarlo cambiato. E più precisamente al ristorante-trattoria-rosticceria i fratellini che è in via Ghibellina al 27 rosso intatto dal 1958. A gennaio era rimasto chiuso per dei lavori ed io ero seriamente preoccupato del fatto che quei lavori fossero dei lavori di ristrutturazione del locale perché, in genere, ogni locale che ha una forte identità e originalità è quasi impossibile migliorarlo. La vera originalità è riuscire a mantenersi coerenti, fedeli a se stessi, senza bisogno di fronzoli e orpelli.

Via Ghibellina è strada in leggera salita verso il viale Giovine Italia e quindi alla paura di non ritrovare più quella originalità si stava aggiungendo anche la fatica fisica. Mi avvicinavo lentamente alla fine della mia rincorsa. Una volta arrivato potevo all’istante appurare che, fortunatamente, quasi tutto era rimasto intatto. I lavori erano riferiti perlopiù ad alcuni adeguamenti socio-sanitari. Nell’occasione la famiglia che gestisce il locale da sempre ha deciso di rifare il pavimento e la lunga mensola che serviva per consumare pasti veloci è stata sostituita con delle piccole penisole dove si può mangiare in due seduti su degli sgabelli. Il bancone lunghissimo in legno, il camino e la vetrina sono rimasti intatti. Nella vetrina fanno bella mostra di sé le polpette, la braciola alla livornese, le lasagne, una mitica zuppa inglese; tutti piatti semplici. Si indica quello che si vuole e poi ci si porta ai tavoli. Ci sono tavoli per tutte le esigenze e per tutti gli stati d’animo, cioè si può scegliere di stare da soli o in compagnia. Sembrerebbe di essere in un rifugio alpino se non fosse che intorno a te c’è solo gente che deve ritornare a lavorare. Qui stanno insieme pastori, operai, impiegati e imprenditori in una sorta di socialismo realizzato. Qui nel menù sono ancora menzionati i 50 centesimi. Qui si respira aria bona. Comunque il mio cuore ha ricominciato a battere quando mi sono seduto con sul tavolo un piatto di polpette e cavolo nero.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.