di Silvia Bellia

Dante aveva scritto un poema. Non riusciva mai a contenersi. Le parole correvano sulla pagina elettronica fino al tasto d’invio. Dopo di che, chiunque avrebbe potuto leggerle e commentarle. Non si aspettava un successo folgorante. Gli scritti che girano sul web di solito vengono dimenticati con la stessa velocità con cui sono stati spediti. Il suo amico Guido (anche lui si dilettava di letteratura) ancora una volta avrebbe finto di ignorarlo. E i suoi compagni di classe avrebbero trovato un motivo in più per deridere la sua vena creativa e il suo naso, non sapendo che Dante li aveva preceduti: il suo racconto, infatti, era una parodia garbata ma feroce della classe, della scuola e del mondo.
“Complimenti, Dante! ☺”.
Il ragazzo non riusciva a credere ai suoi occhi. Dopo neanche un’ora dalla pubblicazione, il monitor gli mostrava un primo feedback positivo, accompagnato da uno smile d’incoraggiamento. Glielo inoltrava un’ammiratrice segreta: Beatrix97.
“Non conosco nessuna Beatrix”, pensò. Cercò di raccogliere alcune rapide informazioni sulla sua lettrice: era del ’97 e, dunque, aveva la sua stessa età, 16 anni. La foto che la identificava era quella di un’alba sul mare.
Dante decise di inviarle un messaggio privato.
“Grazie Beatrix. Sono contento che tu abbia letto la mia storia”.
Lei rispose subito. Era più brava di lui con la tastiera.
“Ciao Dante, piacere di conoscerti e ancora complimenti! Il tuo racconto mi ha molto colpito”.
“Davvero? Cosa ti è piaciuto?”.
“Riesci a far vivere la sensazione del grottesco e del sublime, senza ridurli a semplici archetipi letterari”.
“Caspita, grazie! – Il ragazzo non aveva mai ricevuto dei complimenti così ben formulati – Beatrix è il tuo vero nome?”.
“Mi chiamo Beatrice, ma se preferisci puoi chiamarmi Bea. Tu ti chiami proprio Dante?”.
“Sì”.
“Pensavo fosse un nickname”.
“Lo so, è un nome molto impegnativo… ma tu puoi chiamarmi Dan”.
“Anche per me Beatrice è un po’ ingombrante. Tutti mi vedono come la donna ideale”.
“Ho sempre sognato di avere una lettrice di nome Beatrice!”
“Vedi, anche tu! Mi conosci da pochi minuti e hai già iniziato a idealizzarmi…”.
“Ma no! Io sarei disposto a incontrarti anche nella realtà. Se per te va bene…”.
“Scusa, ne riparliamo domani. Ora devo andare”.
“Ciao. A presto!”.
Dante aveva il sospetto di aver spaventato la sua unica lettrice. “Forse il nostro rapporto deve rimanere letterario”, pensò. Ma poi si disse che, in fondo, “la letteratura non avrebbe alcun sapore senza riferimenti alla realtà”. Continuò a sognare tutta la sera, guardando la foto condivisa da Beatrix97 e ascoltando Knockin’ on Heaven’s Door.

L’indomani, a scuola, i suoi compagni sembravano più loquaci del solito.
“Di cosa parlate?”.
“Del tuo ultimo capolavoro, Dante”.
“Non mi dire che hai imparato a leggere”, rispose il giovane scrittore.
In passato il ragazzo aveva cercato di coinvolgere la sua classe in letture pubbliche dei suoi manoscritti, ma ogni volta si scatenava l’inferno. Anche il professore di letteratura italiana si divertiva a canzonarlo. Gli diceva: “Non fare il pe-Dante!”.
La mattinata era stata disastrosa, su tutti i fronti. Gli avevano lanciato delle palline di carta sul naso e aveva preso sei meno-meno nel compito in classe, con un giudizio alquanto bizzarro: “Il tuo tema sulla commedia non è per niente divino!”.
Era convinto che se non si fosse chiamato Dante, la sua vita sarebbe andata decisamente meglio. Il suo destino era già segnato. Ma magari, prima o poi, gli sarebbe capitato qualcosa di buono: per questo non vedeva l’ora di accendere il computer e di ricevere il saluto di Beatrix97.

Scoprì che lei gli aveva già scritto.
“Ho ripensato alla tua proposta di ieri”.
“Ciao Beatrice”, replicò il ragazzo, sperando che la sua musa fosse ancora online. Era connessa.
“Credo che tu abbia ragione, Dante. La nostra amicizia non può arrestarsi a un livello ideale”.
“Lo penso anch’io…”.
“Mi piacerebbe vedere una tua foto”.
Il ragazzo fu colto alla sprovvista. L’ultima fotografia decente che ricordava risaliva alla sua nascita, quand’era biondo con i boccoli. Ultimamente aveva evitato di farsi immortalare.
“Certo, Beatrice, te la invierò al più presto, quando anche tu mi manderai la tua”.
“Prima la tua!”, scrisse prontamente la fanciulla.
Dante rispose con un’emoticon sorridente. “Perché viviamo nell’epoca dell’apparenza?”, borbottò. Tuttavia teneva talmente tanto a Beatrice, che arrivò a umiliarsi come non aveva mai fatto. Chiese alla sua sorellina di dieci anni di scattargli una fotografia.
“Meglio in controluce, così non si vede che hai un naso”.
“Grazie. È per una mia ammiratrice”.
“Sei proprio sicuro di volergliela mandare?”.
“Ciao, Bea. Ecco la mia foto. Adesso vorrei vedere la tua”.
“Sai, Dan, ho cambiato idea… Credo che sia meglio mantenere quest’aria di mistero. Io t’immaginavo proprio così, come sei. Un tipo molto interessante. Guardandoti si capisce che sei un grande poeta del Parnaso”.
“Par-naso? Se non fossi tu a dirlo, mi sentirei quasi preso in giro. Non è che non ti
interesso più?”.
“Ma scherzi? È solo che vorrei sapere come m’immagini…”.
“Dammi un indizio: sei bionda? Sei bruna?”.
“Che importanza può avere il colore dei capelli di fronte all’infinito!”.
Il ragazzo notò che le risposte di Beatrix erano strambe, ma non si fece condizionare da quelle vaghe sensazioni. La sola idea di comunicare con lei lo mandava in estasi.
Prese coraggio.
“Anche tu sei di Firenze? Perché non ci incontriamo? Sul sagrato di Santa Croce”.
“Ma dai! Se proprio dobbiamo vederci, preferisco qualcosa di più romantico. Che ne dici della chiesetta di Dante e Beatrice?”.
“Che idea geniale! Dimmi solo quando”.
“Te lo farò sapere. A presto Dan!”.
“A prestissimo, Bea!”.

In quel momento, Guido cercava di trattenere le lacrime. Aveva aperto una conversazione su facebook riservata al suo gruppo di amici.
“Ragazzi, sto facendo uno scherzetto a Dante che voi neanche vi immaginate! Gli ho combinato un appuntamento. Indovinate con chi? Con Beatrice in persona!”.
“Nooo, sei perfido! E lui c’è cascato?”.
“Si è innamorato come uno scemo! Non ce la faccio più… Non ho mai riso così tanto! Mi ha mandato anche una sua foto. Oscenaaa! Ahahah”.

“La mettiamo su youtube!”.
“Fisserò l’incontro domani pomeriggio. Naturalmente non si presenterà nessuno. Ve lo immaginate quel pazzo, da solo, in chiesa, ad aspettare?”.
“Idiota com’è ci resterà tutta la sera! E alla fine ci presentiamo noi e gli gridiamo: ‘Oh Dante, ma chi stavi aspettando, la tua Beatrice?’”.

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