Sì proprio lui, Giuseppe Garibaldi! Il nobile e controverso condottiero che unì la penisola guerreggiando e facendosi ferire ad una gamba. Al di là delle mitologie del personaggio, qui vi racconterò la vera storia del mio incontro con lui prima dell’incontro con il Re d’Italia a Teano!
Ebbi la ventura d’uscire roboando dal tunnel di Einstein-Rosen proprio in mezzo alla battaglia dei Mille e non più Mille, perché per la verità alcuni (e non pochi) ci lasciarono le bucce.
Pazienza…
Capitombolai fra il fragor di schioppi e grida, nella poverosa schiera che contro i Borboni lanciata alla battaglia, in un turbine di entusiasmo e scellerato ardimento esultava nel sangue e nelle baionettate dei corpo a corpo!
Niente di raccomandabile ma io ebbi la ventura di infrangermi proprio contro il povero Giuseppe Garibaldi infastidito fra l’altro dai reumatismi dei quali soffriva.
Non riuscì a contenere l’impatto quando gli caddi addosso come una meteora. Cadde al suolo smanaccando eroicamente, come una patata americana. Per questo lo chiamarono poi, “Eroe dei due mondi”.
L’impatto incollò parte del mio volto al suo, come al solito, solo che insieme a me dal worm-hole era uscito un cappello da Babbo Natale che si posò sopra la testa del condottiero.
Credetemi, con quella barba, quella camicia rossa, visto dal busto in sù, come Babbo Natale non era poi così male. Poteva passare, era credibile!
Rossa era la camicia, rosso il cappello, rosso divenne lo stendardo che egli teneva orgogliosamente in pugno! Solo che al posto della bandiera ci era finito il logo di tuttafirenze.it
Pazienza…
Che dire a quel punto? Avevo rovinato la festa alla Storia d’Italia trasformando il povero Garibaldi (che alcuni erroneamente chiamavano Baldigari o Galdibari o ancor peggio Baldiraghi, Galbiradi o altre scemenze così) in una sorta di “Gabibbo” armato di schioppo.
Nella confusione della battaglia la discussione esplose: litigammo sul colore del cavallo Bianco di Napoleone e su quanti erano i 7 Re di Roma al che lui, orgoglioso com’era, impugnò lo schioppo che rivolse verso di me per chetarmi.
Io evitai il primo colpo gettandomi di lato. Il secondo rimbalzò su una roccia e colpì Garibaldi proprio su una chiappa e il terzo centrò in pieno il worm-hole che nel frattempo si era aperto davanti a me.
Dentro vi trovai il corpo di Babbo Natale, ucciso dal proiettile di Garibaldi.
Si era affacciato alla ricerca del suo cappello.
Pazienza…
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.

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Lo Yeti

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Il dono di Leonardo