L’alito è lo specchio dell’anima. Gli occhi sono sopravvalutati. Una persona sicura di sé li può manipolare. L’alito invece no. Quello vien sù dalle caverne del nostro stomaco e parla per noi anche contro la nostra volontà. Ci svela. Puoi lavarti i denti fino all’ossesso, puoi riempirti di mentine, puoi spruzzarti tutti i  profumi del mondo, ma all’alito non si comanda (anche il cuore è sopravvalutato); soprattutto in certi casi. Nella piazza sotto la curva Fiesole quando gioca la Fiorentina succede che l’alito si colora e si profuma di viola. In realtà non si tratta di una piazza vera e propria ma di uno slargo (nemmeno contemplato dalla toponomastica) che si forma all’altezza dell’intersezione del viale Fanti con il viale Maratona. Durante la settimana è un parcheggio, un mercato rionale, un giardino, ma quando gioca la Fiorentina diventa uno spazio dove si sistemano gli ambulanti per vendere i panini. La magia dell’alito viola nasce qui, tra i banchi che vendono i panini caldi fatti alla piastra da signori con il grembiule bianco e la faccia contenta. Si tratta dei soliti panini con l’hamburger, la salsiccia o i wurstel con aggiunta di verdure varie e conditi con le salse. Niente di che, quindi. In questa piazzanonpiazza, però, quando gioca la Fiorentina tutto si trasforma e tutto diventa qualcosa di diverso. E succede che le bandiere (anzi i labari, come direbbe il mio amico Narciso),  il vuoto dello stomaco mescolato con l’ansia dell’attesa della partita, la curva della curva Fiesole vista da dietro,  i motorini dappertutto,  il fumo delle sigarette (e anche di qualcos’altro), i coperchi dei cassonetti usati come tavolo,  i commenti, le prese di culo, i cori che ti arrivano da chi è già entrato allo stadio, le persone che vedi in piedi sul gradino più alto della curva (segno che la curva è già piena), la valanga di ricordi che ti assale,  il fatto che lì ci venivi con tuo padre ed adesso sei lì con tuo figlio (e nei suoi occhi ti rivedi figlio), donino al tuo alito un colore ed un profumo, il viola, nonostante la cipolla, i peperoni, la senape, il ketchup, la maionese e le sofferenze che da sempre ti procura la tua squadra del cuore (come domenica scorsa). Forse pensava all’alito viola un mio amico (rimasto sconosciuto) che scrisse qualche anno fa su un muro della piazza, nell’aria c’è. Parole rubate alla penna del mio amico Giancarlo (grande fiorentino) ed alla voce del mio amico Umberto (tifoso del Toro), e, probabilmente, riferite a qualcos’altro che c’era nell’aria, ma sicuramente di uguale intensità. Nell’aria ora c’è, oltre all’alito viola, anche la voce di Narciso che canta garrisca al vento il labaro viola. La partita è iniziata. Forza Viola!

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.

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