Suona, la campanella suona. Uno sguardo all’orologio, un saluto sfuggente a chi rivedrai il giorno dopo, zaino in spalla ed una corsa a perdifiato fuori dalla scuola. Poi via, davanti alla televisione. Ore 13,05: inizia Studio Sport.

Mi sono accorto di essere invecchiato quando ho fatto mente locale sulla serie di tg sportivi, no-stop, 24 ore su 24: fossi stato al liceo, mi sarei fossilizzato su tutte le news provenienti dalla Premier League, sulle azioni salienti del campionato ungherese e sul calciomercato belga. Invece, ai miei tempi – sì, ai miei tempi, come un vecchio reduce di guerra, seduto sulla sua poltrona di pelle liscia, mentre rotea il pomo del bastone sul palmo della mano destra e sussurra ai nipotini: “ai miei tempi…” – ai tempi del Venezia in serie A, di Ronaldo all’Inter, delle punizioni di Batistuta e del Bari di Fascetti, si metteva Italia Uno e si guardavano i servizi di D’Aguanno e Gianni Balzarini, i gol della Bundesliga commentati da Edoardo Grassi ed il pagellone di Formula 1 di Giorgio Terruzzi. Tutti d’un fiato: con la speranza che in fondo, solo per un minutino, arrivasse Franco Ligas ad illuminarci sulle ultime da casa Fiorentina.

T’innamoravi di Irma D’alessandro, estasiato da Monica Vanali e rimanevi affascinato dalla voce profonda di Giorgio Terruzzi.

Voto 10, a Studio Sport, che negli anni del Brescia di Baggio e delle rovesciate di Pasquale Luiso, ha forgiato un’intera generazione. Quella generazione di attuali trentenni, che, ai tempi del liceo, si ritrovavano al campino, quattro contro quattro o sette contro sette, ed in ogni azione provavano una sciabolata morbida.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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