Da quando Wikileaks ha scoperchiato il pentolone degli “intrallazzi governativi”, non passa settimana senza che venga denunciato qualche comportamento lesivo della privacy dei cittadini.

L’ultimo abuso del Grande Fratello (di Orwell, non di Endemol) è emerso successivamente all’arresto a inizio giugno di una consulente governativa americana, accusata di avere stampato e diffuso documenti riservati riguardanti tentativi russi di influenzare le elezioni presidenziali. Tali documenti riportavano su ogni foglio dei minuscoli puntini gialli, tecnica che in generale consente la “tracciatura” delle stampe.

Secondo quanto è stato denunciato dalla EFF (Electronic Frontier Foundation, ONG americana che si occupa della tutela dei diritti digitali) è prassi comune, per i maggiori produttori di stampanti, aggiungere su ogni foglio stampato una serie di puntini gialli quasi invisibili ad occhio nudo.

Lo scopo, in teoria, dovrebbe essere quello di evitare che le stampanti di elevata qualità possano essere utilizzate per scopi fraudolenti (i.e. falsificazione). Per far ciò sarebbe sufficiente che i puntini gialli fossero messi in maniera casuale, ma così non è.

I marcatori, in realtà, vengono posizionati in maniera tale da identificate univocamente la data, l’ora di stampa e il numero di serie dell’apparecchio su ogni foglio. La EFF ha decodificato tali informazioni, fornendo la matrice che permette di interpretarne il significato.

L’aggiunta ad un testo di informazioni codificate, in maniera tale da non essere comprensibili ai lettori casuali, è una tecnica nota da diversi secoli, ma dalla seconda guerra mondiale la steganografia di stampa è stata utilizzata in maniera diffusa.

Noi italiani, come sempre, siamo interessati solo marginalmente, perché il “problema” della tracciabilità delle stampe riguarda prevalentemente le stampanti laser a colori di elevata qualità e, per italica tradizione di risparmio, da noi si spende il meno possibile per l’informatica. Già le stampanti laser a colori negli uffici sono rare come i politici onesti in parlamento, figurarsi quelle di elevata qualità.

(Visited 87 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.