“Mamma voglio fare anche io Giselle, voglio fare solo danza”.

E’ un sabato mattina di sole, di un ottobre caldo, e una bambina esce con la mamma per un giro in bicicletta. Avrà 11 anni al massimo, una bellissima bici rosa con un cestino bianco e uno sguardo furbetto. Passando per piazza della Repubblica la mamma vede gazebo bianchi e una piccola folla. Su un palco ci sono Carla Fracci e Eleonora Abbagnato, due generazioni di danza, e uno schermo proietta la Giselle della Fracci. Le due biciclette si fermano a guardare, finito il video la bambina parla. “Voglio fare Giselle. Posso fare solo danza e non più nuoto?”.

Era un evento del Festival delle Generazioni, e mentre ero lì per lavorare, ho assistito a questo piccolo miracolo quotidiano. Probabilmente esagero, ma avrei voluto afferrare il braccio della mamma e chiederle se si fosse resa conto della meraviglia negli occhi della sua bambina, che col candore e la sicurezza dei suoi anni sognava di essere Giselle. Può nascere così la storia di qualcuno? Forse quella bambina nel pomeriggio avrà visto Violetta su Disney Channel, giurando di voler fare la cantante, forse oggi vuole fare la maestra o l’archeologa e si è già dimenticata di Giselle, ma forse no. I bambini fanno un sogno al giorno, e spesso continuano a farlo anche da grandi, senza saper decidere, ma capita che a un certo punto, tra tutti i sogni ce ne sia uno che vince, uno che ha la meglio, che li farà sudare e gioire per tutta la vita. Io l’ho deciso a 10 anni di fare la giornalista, l’ho deciso ancor prima di capire cosa fosse davvero, e pagherei per ricordare il momento esatto in cui è successo, in cui ho iniziato ad usare un pennarello come microfono. Forse quella bambina tra vent’anni sarà un’etoile, e a chi la intervisterà racconterà che nacque tutto un sabato mattina a Firenze, in piazza della Repubblica. O forse neanche ricorderà quel momento, e saprà solo che a un certo punto ha capito di non volersi più togliere il tutù.

Io però c’ero quella mattina, l’ho visto succedere. Io un po’ ci credo a quello che hai detto. Ti ho vista nascere, piccola Giselle.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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