Ultimi minuti della sfida contro il Milan: Vargas comprende che, servire palla ad Alonso, è come scegliere De Jong come babysitter per i propri figli. Decide così di fare tutto da solo, andare sul fondo e provare un tiro da posizione impossibile.

“Beppe! Con una conclusione del genere, ricordo che Vargas segnò con la maglia del Perù”.

Lo Zio Bergomi, che probabilmente si era iniettato endovena della caffeina, per non crollare durante il pirotecnico match di San Siro, ha un sussulto. Perché anche l’amico Beppe non sa mai quale sia il labile confine tra realtà e leggenda.

Fabio Caressa vorrebbe rendere elettrizzanti anche i documentari sui platani: per questo non sopporta partite scialbe. E se una conclusione non è degna di nota, si gioca la carta dell’improbabile parallelo storico: tanto, chi mai si ricorderà le partite della corazzata peruviana?

Beppe, questo interno destro di Schweinsteiger mi ha ricordato da lontano le movenze di Rifruerenko, l’indimenticabile ala della Dinamo Kiev negli anni settanta”.

Adoro le persone che si possono esaltare per la fotosintesi clorofilliana. Come Fabio. Che all’ora di cena, con la moglie Benedetta Parodi, potrebbe eccitarsi per lo sformato di carciofi: “Andiamo in cucina, Bene! Andiamo in cucina!”.

Sua sobrietà tatuata, Nigel De Jong

Sua sobrietà tatuata, Nigel De Jong

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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