Non dovrebbero comparire nella solita frase, lo so, e io non dovrei fare della facile ironoia o generalizzare, so anche questo, ma invece qui lo farò, perché dopo un anno e mezzo mi dovrò pure sfogare.

Non so esattamente dove sia iniziato il tutto, credo con l’arrivo di Starbucks, con l’esplosione di Costa e l’apertura di altre 12 catene simili. Fine anni ‘90 primi anni 2000. Prima dell’invasione probabilmente un inglese e un turista in Inghilterra potevano bere solo il classico caffettone americano tenuto una giornata dentro la solita caraffa oppure quello col filtro, che di solito finiva per riempirti la bocca di sabbia di caffè. Qualche pub aveva la macchina per l’espresso rimasta lì ad ammuffire per anni. Gli inglesi bevevano il tè, noi ci lamentavamo della cattiva qualità del caffè quando si tornava a casa e tutti eravamo felici e contenti. Ora invece è l’inferno.

Da dove cominciare?

Il trogolo

Il trogolo. È quell’aggeggio dove si possono trovare i vari tipi di zucchero, le caraffe termiche, ma non sempre, con i vari tipi di latte, i bastoncini di legno e il cestino. L’inglese dopo aver preso il suo mezzo litro di caffè vi si avvicina e comincia a trogolarci come farebbe un bambino: versa un po’ di caffè nel cestino, ovviamente stracolmo, ci aggiunge un po’ di latte, lo assaggia, ne ri-aggiunge un altro po’, etc. Inutile descrivere le condizioni del suddetto aggeggio dopo un’ora di apertura.

Take away. È tutto take away, la maggior parte delle persone prende il caffè rincorrendo un bus o pigiate nella metropolitana, quindi bicchieri di carta per tutti, anche per chi, come me chiede un single espresso da bere dentro. Almeno che non insista per avere una tazzina. E ovviamente bastoncini di legno per tutti, che si sa, è molto più ecologico deforestare un continente e trasformarlo in bastoncini di legno per girare il caffè, che lavare tazze e cucchiaini.

Il caffè. Non è quello che credete voi. Il caffè qui è qualsiasi bevanda contenente caffè. Quindi il cappuccino è un caffè. Quindi se lavorate dietro un bancone, quando vi chiederanno un caffè, dovrete imbarcarvi in una conversazione con domande a ping pong su quale tipo di caffè dovrete produrre, e rispondere a chi vi chiede se avete lo sciroppo alla vaniglia o il latte scremato. Per me, che ero abituato a clienti che si avvicinavano al bancone, prendendo la bustina di zucchero in mano, aspettando senza dire niente, all’inizio è stato un trauma.

Il latte. Non è quello che credete voi, e neanche quello che credevo io la prima volta che me lo hanno chiesto, ed essendo da solo nel ristorante, ho portato al tavolo un bicchiere di latte e riportato a casa la mia figura di merda. Il “latte” è l’abbreviazione di caffellatte. Differisce dal cappuccino per una quantità maggiore di latte e una quantità minore di schiuma. Nella maggior parte dei casi nessuno noterà la differenza, se non per il cacao a guarnire che qui è obbligatorio. Forse appunto per distinguere le due cose.

La temperatura. Bollente. Tutto deve essere servito a non meno di 100 gradi, pena, sempre se lavori dietro il bancone, il ritorno indietro della tazza, pena, se sei un overseas ai primi giorni in UK, pesanti ustioni al palato. Inutile tentare di spiegare che il cappuccino andrebbe servito a non piu’ di 70 gradi. Loro devono portarselo appresso o tenerlo sul tavolino tutto il pomeriggio mentre studiano o lavorano. Quindi vapore a manetta.

Orari e abbinamenti. Non esistono, il tea si prende alle 5, ma cappuccino e caffellatte vengono serviti a tutte le ore in tutti i diversi tipi di locali, anche dopocena, anche al cinema. Forse non nei club, ma non ci giurerei, tra l’altro sarebbe l’unico posto dove il cappuccino verrebbe preso con le “paste”, in tutti gli altri ogni abbinamento è valido. Qualche settimana fa una famosa catena di prodotti da forno promuoveva l’accoppiata hot dog e cappuccino a sole 3 sterline. Take away ovviamente, quindi solo per indigeni o per stomaci particolarmente resistenti, chi ha bisogno di un cesso a portata di culo è pregato di astenersi dal tentativo temerario.

Coffee shop indipendenti. Esistono ovviamente anche negozi indipendenti dove si può trovare un buon caffè o cappuccino e varie guide, come questa, che vi aiuteranno a trovarli in mezzo al caos londinese (n.b. non hanno niente a che vedere con i loro cugini olandesi).

Inutile dire che dopo un tot di permanenza oltremanica la prima figura di merda che farete al vostro rientro sarà quella di chiedere un espresso singolo alla Casa del Popolo o al bar sotto casa.

(Visited 479 time, 2 visit today)
Share

Dicci la tua