IMG-20160108-WA0009Chi segue questa rubrica, forse si ricorderà che le biciclette che utilizzo per vivere Firenze e molti luoghi che visito, vengono battezzate con un nome di donna.
C’è la mia mountain bike, Sofia, con cui mi avventuro in “camporella”, tra i monti gustando tramonti e discese mozzafiato, e poi c’è lei. La mia “ragazza ufficiale”, quella di tutti i giorni, è la Gina; un’ibrida con pneumatici da corsa, il quale appellativo è in memoria di mia nonna.
Quella che sto scrivendo, è una confessione pubblica che ho voluto fare per alleggerirmi la coscienza: l’ho tradita. Viaggiare per la mia città in sella alla Gina è amore e passione che si fondono sull’asfalto grigio della vita ed è sempre stato così. Circa quindi giorni fa, la mia amica Marta, mi ha proposto di andare a fare una corsetta a piedi. Inizialmente ho declinato l’invito perché io e la corsa non siamo mai stati grandi amici, mi ha sempre annoiato e poi ho bisogno di un mezzo da controllare con gambe e mani, plasmandolo con il mio corpo. Pedali, freni, ruote che sfrecciano veloci come il vento non esiste niente di meglio. Quel mercoledì pomeriggio però la Gina, era stata ferita senza che io me ne accorgessi, aveva la ruota posteriore forata. Un altro messaggio di Marta mi incitava ad andare con lei a correre. Guardai la Gina, senza che se ne accorgesse, le misi un lenzuolo per coprirla e furtivamente mi vestii da runner.
L’abbigliamento è sicuramente più leggero e comodo rispetto a quello che utilizzo in mountain bike. Niente super guanti per il freddo alle mani e giacchetto antivento. Arrivato al parco delle Cascine, insieme a Marta, abbiamo fatto circa un quarto d’ora di stretching. Era dai tempi delle campestri alle scuole superiori che non correvo e la paura di lasciare una gamba per strada era fortemente motivata. Nel primo chilometro, il fiato non riusciva, come si dice in gergo a “spezzarsi”, insomma avevo il fiatone. L’allenamento di un ciclista è totalmente diverso da quello di un corridore e in quei minuti ripensavo alla Gina, a casa da sola, malata ed al mio tradimento in corso. Al Secondo chilometro ho cominciato a sentire tutto il mio corpo, gambe, busto, braccia e il cuore che batteva; la sensazione della vita che pulsava. Ogni tanto il ginocchio destro accusava dei dolori alla rotula, forse la punizione della Gina che mi aveva pizzicato. Ho scoperto che correndo la città ha un altro sapore, ho osservato piazza Santa Croce gustando molti particolari che solitamente in bici non si colgono, perché attenti alla guida del mezzo. Questo però mi ha fatto centrare in pieno quattro pozzanghere, facendomi avere i piedi molli, particolare che con la Gina non accade. Sentire però il contatto pieno dei piedi con la terra, è stato un po’ come ricongiungersi con madre natura, anche se quello che calpestavo era asfalto. Dopo circa quarantacinque minuti aveva percorso 6,5 km, il senso di colpa del mio tradimento era totalmente svanito, mi sentivo rilassato.
Sono tornato a casa e ho riparato la ruota della Gina con grande piacere, pensando che forse una “scappatella” ogni tanto, fortifica il rapporto di coppia.

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