Lo scorso 31 Agosto il Consiglio Europeo ha nominato il Ministro degli Esteri italiano, Federica Mogherini, Alto rappresentante Ue per la politica estera e la sicurezza, lo stesso giorno il vertice dell’Unione Europea ha anche nominato l’attuale premier polacco, Donald Tusk, Presidente permanente del Consiglio europeo e dell’ Eurosummit.

Non serve un esperto di politica per comprendere come tali importanti nomine sono il frutto di un lungo e non semplice compromesso tra i 28 Paesi membri dell’ Unione Europea, infatti la Mogherini è un membro del Partito Socialista europeo, mentre Tusk appartiene al Partito Popolare.

Proprio il compromesso è alla base della politica dell’ Unione e diviene un’arte quando è capace di far tacere i singoli interessi degli Stati europei a favore di tutta la Comunità, ma in questa politica del do ut des che vige nell’UE diventa difficile stabilire se la nomina della Mogherini  sia un degno risultato per tutta la Comunità o la vittoria, anche un po’ sciocca, dell’ interesse nazionale, in questo caso italiano.

Le principali testate giornalistiche del belpaese hanno proclamato, senza troppi giri di parole, il successo della diplomazia italiana e del Governo Renzi, ma di ben altro avviso si è mostrata la stampa estera. Dopo tante parole, articoli e pseudo servizi giornalistici, forse il modo migliore per comprendere se l’ Italia porta a casa un successo o una vittoria di Pirro, è conoscere quali compiti spettano alla Mogherini in veste di Lady Pesc. Tale ufficio non ha poteri diretti, ma solo propositivi nei confronti del Consiglio Europeo, all’ interno del quale le decisioni relative alla politica estera devono essere prese all’ unanimità; ma mettere d’ accordo ben 28 Paesi non è semplice, con il risultato, al quanto frequente, della paralisi di tutta la politica estera dell’ UE. La carica di Altro rappresentante diventa dunque un mero titolo onorifico.

È la rivista Limes a sottolineare come la scelta del Ministro degli Esteri italiano alla carica di Commissario comporta per il nostro Paese dei veri e propri costi, infatti l’ Italia ostinandosi a sostenere la Mogherini per la carica di Alto Rappresentante, ha già in partenza rinunciato alla poltrona di Commissario alle politiche agricole, incarico di prestigio, ma soprattutto che agisce in un settore in cui confluiscono ingenti e preziosi finanziamenti europei, così la scelta del Governo Renzi costa al Paese reale la perdita della gestione del 50 % del bilancio europeo.

Un secondo costo deriva da ciò che l’ Italia ha dovuto cedere agli altri partner europei per avere il sostegno necessario per l’ incarico alla Mogherini, un costo difficile da valutare, ma che senza dubbio avrà delle ripercussioni in futuro.

C’ è ora da augurarsi che la nostra Lady Pesc svolga al meglio il suo ruolo, agendo in modo imparziale e con la forza che serve per creare una reale politica estera dell’ UE, sorprendendo tutti gli scettici, compreso me.

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Giacomo Bertini

Classe ’90, dopo una fallimentare carriera calcistica ho deciso di emigrare a Bruxelles per continuare i miei studi universitari, sognando una futuro internazionale. Infatti sto frequentando un Master in Relazioni Internazionali, dopo aver conseguito una Laurea triennale in Scienze Politiche. Mi piace leggere, sia giornali che libri, per mantenermi aggiornato sotto qualsiasi aspetto. Pari alla mia passione per il calcio, c’è solo quella per il giornalismo e la politica. Non sono un grande oratore, però mi piace ascoltare e osservare il mondo che mi circonda ed esprimere con la scrittura i miei pensieri. Ed ora li condividerò con voi.
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