Una, due, tre gocce che cadono sulla mia testa e capisco che ho fatto bene a portare il K-way per girare in bici le strade della mia città; in pochi minuti la strada luccica per la pioggia che cade. Come me, altri temerari ciclisti sfidano le intemperie climatiche che in questi giorni si abbattono sull’intera penisola. Madre natura bagna la terra e Firenze impazzisce. Viale Belfiore direzione ponte alla Vittoria è un lungo serpentone che striscia lentamente. Il vigile fermo all’incrocio con via Ponte alle Mosse sembra un omino del Playmobil; le gocce d’acqua rimbalzano sul suo buffo copricapo di plastica, mentre la divisa versione invernale assorbe l’acqua come una spugna.

Pedalare senza parafanghi e paracatena equivale a gettarsi in quelle vasche piene di fango per la lotta libera che si vedono nei film; per me però è puro divertimento. L’anziana signora con il bastone attraversa le strisce pedonali ed esclama ad alta voce: “Maremma maiala, che glianno lasciaoo i’ rubinetto aperto nell’arto dei cieli?”. In via Maragliano diverse persone sotto la pioggia incessante sono in attesa del bus numero 22; le pensiline al coperto sono solo un “sogno” che la Giunta comunale ha smesso di fare da qualche tempo. Piazza Duomo è una distesa di ombrelli colorati provenienti da tutto il mondo; la Cupola si tinge di un rosso intenso, mentre il verde dei marmi del campanile risalta la sua bellezza. Il parco delle Cascine deserto e battuto dalla pioggia è uno spettacolo che apre il cuore e i sensi; un’esplosione di verde che si fonde con le gocce di acqua. Il pratone di fronte la Facoltà di Agraria si trasforma in uno scenario fiabesco accompagnato dal rumore armonico della pioggia; aspetto solo di vedere il principe a cavallo e la favola sarebbe completa. Anche i cavalli di plastica della giostra situata all’inizio del prato si riposano; niente bambini urlanti oggi in sella. La fontana del parco ludico Nicolas Green è tornata a funzionare per la felicità dei bimbi e soprattutto dei genitori. La visione dell’intero pratone vuoto, con l’acqua battente mi regala la sensazione di fondermi con la natura che ho attorno; abbandono la bici per stare con i piedi a contatto con la terra. All’improvviso “i’ rubinetto dell’arto dei cieli” si chiude e un timido raggio di sole spunta tra le nuvole. In quel momento apprezzo il fatto di possedere tutti i sensi, primo fra tutti la vista, la quale mi regala uno scenario magnifico; Firenze goccia a goccia.

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