I nostri pc e smartphone sanno molte più cose su di noi di quante probabilmente ne sanno i nostri genitori o il nostro partner. Sanno dove lavoriamo, ma sanno anche cosa amiamo fare quando siamo a lavoro e non abbiamo voglia di lavorare, conoscono i posti dove desideriamo andare, le cose che odiamo, quelle che non conosciamo, potrebbero disegnare in qualsiasi momento il nostro ragazzo o la nostra ragazza preferita prendendo come riferimento le nostre navigazioni. La mia nel caso assomiglierebbe a Chloé Sevigny. Insomma, ci conoscono meglio di noi stessi.

E pur non essendo paranoici, il film di Alex Garland, è una gocciolina di sudore che scorre lungo le nostre schiene, è una fantascienza che parla di A.I. ma che parte da un elemento reale del nostro presente: tutte le informazioni che abbiamo vomitato nella nostra vita attraverso tastiere e schermi lcd.

Ex Machina porta all’estremo tutto questo e s’immagina un mondo dove Nathan, un genio a metà tra Larry Page e Dr Frankenstein, creatore del motore di ricerca più usato nel mondo e rinchiuso in una fortezza in una zona imprecisata del mondo, cerca di dare vita alla prima Intelligenza Artificiale. È veramente difficile dire qualcosa di più sulla trama, perché è un film di fantascienza che profuma di Hitchcock e in cui gli spettatori devono immergersi lentamente attraverso lo sguardo e l’emozioni di Caleb, l’alter ego dello spettatore invitato da Nathan nel suo castello per conoscere Ava.

Il film procede con potente lentezza come una canzone dei Mogwai, e mescola riflessioni su scienza e sentimenti, sul ruolo della donna ai tempi di Youporn e Fappening, sul nostro rapporto con la tecnologia. È un film di fantascienza che ha dentro un film di denuncia, che ha dentro un thriller, che ha dentro un film psicologico, che ha dentro il racconto di una relazione tra un ragazzo e una “ragazza” che nasce sotto gli occhi delle webcam e sugli schermi retina. Ex Machina è un incubo che parte dal nostro rapporto di amore e ossessione per la tecnologia che riguarda tutti noi, specialmente chi in questo momento, invece di godersi il sole e gli amici, è con la testa piegata su uno schermo a leggere questo post pensando che sia una cosa utile da fare.

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.