all_black 043Immaginate uno stadio con il pubblico in perenne movimento fra mostre, bar, ristoranti, negozi, musei, ma con l’occhio sempre vigile sull’evento che si sta svolgendo in campo. Immaginate un prato che sonnecchia al sole e all’aria, e che solo prima della partita viene trasportato mediante dei binari al centro dell’arena. Immaginate un posto in cui gli spettatori vip − ma solo loro e a prezzi altissimi − possono incontrare i propri beniamini prima che giochino. Immaginate maxischermi e video ovunque per rivedere le fasi salienti del match ma anche tribune appiccicate al campo, verticali per percepire anche il respiro dei giocatori (che indosseranno addirittura dei gps). Insomma pensate a qualcosa di stupefacente, più simile alla piazza di un paese che a uno stadio. A un luogo di ritrovo in cui passare le domeniche anche, ma non solo, guardando le partite.
Ecco, una creatura così fantastica − che sembra appartenere a un futuro lontanissimo, ma che vedrà la luce non più tardi del 2021 − non sarà (incredibile ma vero!) usata per il calcio, bensì per uno sport molto più nobile. Delusi? Forse no. Perché riuscite davvero a pensare a un Napoli-Roma (tanto per fare un esempio) giocato con la gente che si sposta tra bar e ristoranti sempre aperti? Il calcio ha bisogno di barriere divisorie, di poliziotti a presidiare, di perquisizioni. E di una palla rotonda. Lo sport di cui stiamo parlando si gioca con una palla diversa, oblunga, ovale. Una palla imprevedibile, bizzarra, molto meno domabile di quella sferica, e forse per questo più affascinante e simile alla vita.
Costruire uno stadio del genere per il rugby, qui da noi, sarebbe da molti considerato uno spreco, una follia, una stupidaggine. Il rugby non è nel nostro DNA. Ci è stato inoculato a dosi massicce con il Sei Nazioni e con il Mondiale, ma ha attecchito poco (anche perché i risultati della Nazionale non sono mai stati certo mirabolanti…). In Francia invece la palla ovale è tradizione, è storia.
E infatti questa struttura avveniristica, del valore di 600 milioni di euro, sorgerà alle porte di Parigi. Forse lo utilizzeranno anche per altri sport o per concerti e spettacoli. Ma la sua costruzione è stata commissionata dalla federazione francese di rugby, che evidentemente ritiene il pur bellissimo Stade de France a Saint Denis già obsoleto. Tra i progettisti c’è anche un ex rugbista, diventato architetto.
Insomma, stavolta la palla ovale sembra rimbalzare nel modo giusto. E quella sferica… farà come le stelle. Per questa volta starà a guardare.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.