Un piatto di penne al sugo di granchio esercita un fascino notevole su parecchie persone. Non altrettanto, probabilmente, farebbe un piatto di penne al sugo di ragno. Eppure c’è chi sostiene che le affinità tra i due artropodi, oltre che a livello estetico, esistano anche a livello di gusto.

I più tradizionalisti restano ancorati al fatto che differenti classi di artropodi non debbano essere confuse tra loro e, francamente, ci sembra ragionevole non voler mettere sul medesimo piano, o meglio sulla medesima tavola, aragoste, gamberi e granchi con ragni, scorpioni e acari.

Il tema è diventato di attualità dopo Expo 2015, quando l’alimentazione a base di insetti è stata portata all’attenzione del pubblico occidentale. La precisazione “occidentale” è d’obbligo, perché in numerose parti del mondo cibarsi di insetti è abitudine consolidata (non solo da parte dei formichieri). I dati FAO indicano che circa 2 miliardi di persone si cibano abitualmente con le oltre 1.900 specie di insetti commestibili.

Da qualche settimana l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha varato due nuovi documenti con le linee guida per l’autorizzazione al commercio di alimenti nuovi o tradizionali di Paesi al di fuori dell’Unione.

Per poter “gustare” larve e grilli in Italia, quindi, si dovranno attendere norme specifiche, ma se non si riesce a resistere alla curiosità, basta spingersi oltreconfine. Dal 1  maggio, infatti, l’Ufficio di sicurezza alimentare della Svizzera (che, giova ricordarlo, è un paese extracomunitario) consente la vendita di prodotti con insetti.

Diversi ristoratori elvetici si stanno formando sulle tecniche di preparazione degli insetti e i supermercati della Coop svizzera hanno annunciato che metteranno in vendita prodotti che li contengono, come hamburger e polpette.

Kaspar Ramseier, del ristorante Löscher, ha già cominciato ad allevare vermi, amorevolmente nutriti con pane raffermo e verdure, con l’obiettivo di produrne tre tonnellate all’anno (sic!).

Con simili prospettive non c’è da stupirsi se i consumatori più tradizionalisti cominciano a guardare con simpatia alle argomentazioni vegane.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.