carrelliQuando sono stata a New York ho scoperto che quando si dice che non dorme mai, è vero. Vicino al nostro albergo a Manhattan c’erano una tavola calda e un supermercato sempre aperti. Era il 2007, e concepire un ristorante aperto 24 ore su 24 era davvero strano per una diciottenne toscana. Pensavo che se mi fosse venuta voglia di omelette al formaggio alle tre del mattino avrei potuto scendere e prenderla, e che un newyorkese può sempre avere la sua omelette in piena notte. Per me che ho una folle paura del buio e delle strade vuote non era male l’idea di un faro di luce e patatine fritte. L’anno dopo in Grecia con le amiche dovetti passare la notte in un McDonald’s ad Atene, e pensai che per cinque ragazze un posto aperto in piena notte può essere utile per farle sentire un po’ più al sicuro.
A inizio agosto ha fatto discutere la scelta di un supermercato della provincia fiorentina di restare aperto 24 ore su 24 tutti i giorni. Per quanto mi riguarda ho capito che ci deve essere qualcosa nelle leggi del marketing che mi è oscuro (e non nascondo di esserne rimasta sollevata). Un esperimento di così grande portata ad agosto? Un supermercato in periferia e non in città? Probabilmente c’è un mondo di persone che vorrebbero fare la spesa alle tre, non so chi, dato che si parla di tutta la notte, non di mezzanotte, ma evidentemente esistono. Quando i centri commerciali hanno iniziato ad aprire tutte le domeniche mi sembrava assurdo, e ora è già, quasi, normale, quindi forse tra qualche anno sarò cliente fissa del supermercato notturno, ma per ora penso che si possa ancora stranirsi e pensare che stiamo esagerando. Ci sono già i giornalisti, i camerieri di pub, le discoteche… Quanta altra gente deve lavorare di notte? A me piacerebbe camminare per strada in piena notte e vedere qualcosa di aperto, ma posso farne a meno e allungare il passo. Non so se sia ipocrisia indignarsi per qualcosa che forse sarà normale, ma per ora penso che possiamo provarci a non accettare tutto come segno del mondo che cambia. O almeno non subito. Teniamole ancora un po’ chiuse le porte scorrevoli.

 

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

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Daniele

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CORA