Sarà stata una coincidenza, un caso fortuito o il destino che ha deciso mentre pedalavo di farmi incontrare l’editore che pubblicherà il mio primo libro; facciamo però un passo indietro. Quasi un anno fa dopo aver terminato di scrivere il mio romanzo, ho deciso di pubblicarlo. Credevo che ciò che avevo scritto potesse emozionare il possibile lettore regalandogli momenti piacevoli, ma prima di tutto l’ho scritto per me, come strumento terapeutico. Non avevo idea del mondo che si celava dietro l’editoria italiana. Su internet decine di blog dove migliaia di scrittori in erba lasciano commenti e validi aiuti; uno fra tutti il “Rifugio degli esordienti”. Quando sei un esordiente è sempre difficile in qualsiasi campo, e nell’editoria c’è da stare con gli occhi ben aperti. Mi sono scaricato la lista degli editori trovata nel sito sopra citato, circa una settantina sparsi per l’Italia e ho cominciato a inviare il mio manoscritto. Alcune case editrici, fortunatamente molte, chiedono di inviare il manoscritto via mail, altre – anche nomi importanti dell’editoria- specificano di spedire tutto via cartaceo, per raccomandata. Voi capite bene che per stampare un manoscritto e spedirlo con Raccomandata A/R ci vogliono circa dieci euro, senza contare lo spreco di carta; qualcuno diceva per la gloria si fa questo e altro. I tempi di attesa per la lettura dei manoscritti possono variare dai tre agli otto mesi, e guai contattare con mail o telefonate l’editore per sapere se abbia letto il tuo lavoro, possono arrabbiarsi. Una persona che scrive ha una fantasia sviluppata, e così anch’io sognavo grandi Editori, come Mondadori che avrebbe letto le mie pagine chiedendomi di pubblicare con loro. Dopo poco tempo iniziarono ad arrivare alcune proposte. L’emozione è come quella che si ha quando da bambini la mattina di Natale prima di scartare i regali mista a quella della prima volta che fai sesso. Leggi l’e-mail, scarti la lettera arrivata per posta e inizi a leggere pagine piene zeppe di termini che non hai mai sentito prima. Guardando bene poi ti accorgi che ci sono delle cifre e ingenuamente pensi al corrispettivo che ti spetterebbe, mentre in realtà sono i soldi che devi pagare per vedere pubblicato il tuo lavoro. Alcune case editrici senza neanche leggere quello che gli avevo inviato- e si capisce con un paio di domande- sparavano cifre e garanzie di successo del libro. Passano i mesi e capisci che l’editoria a pagamento è una realtà molto ben radicata, forse corretta o forse no. I costi di stampa, la grafica sono giustificati quando ti sono consegnati un certo numero di copie del libro, diventano assurdi quando ti chiedano migliaia di euro senza darti niente e con promesse farlocche. Tra le varie proposte ne arrivavano alcune che non richiedevano nessun contributo da parte dello scrittore; il problema era che si trovavano in regioni diverse dalla mia e non coprivano la distribuzione toscana. Nell’arco di quest’anno ho continuato a inviare il mio manoscritto, prendendo tempo e valutando i vari contratti. Qualche settimane fa mentre pedalavo nel parco delle cascine, mi sono fermato ad accarezzare un cane e a scambiare qualche parola con la donna che lo portava a spasso. Non ricordo come siamo finiti a parlare di libri, quando mi sono sentito porgere la domanda: “Hai scritto un libro?”. Si è accesa la candela nella mia testa. Di solito si dice la lampadina ma essendo contro lo spreco, anche l’illuminazione nel mio cervello è al risparmio. Ho preso i contatti e gli ho inviato il mio scritto, così un paio di settimane dopo mi ha risposto convocandomi nella loro struttura. Sono rimasto positivamente colpito dalla professionalità dimostrata e così ho firmato il mio primo contratto di pubblicazione. Posso dire che le passioni si possono fondere, in bici ho realizzato un sogno tenendo ben saldi i piedi sui pedali della vita di tutti i giorni.

libromare
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