Ho voluto chiamare questo spazio “strategia del quieto vivere” perché è stato ed è adottando questa strategia che sono sopravvissuta, più o meno presente a me stessa, alla serie di sfortunati eventi che hanno caratterizzato i miei ultimi anni, e che mi hanno fatto diventare quella che sono: una persona felice.
Ho avuto 4 figli, tutti maschi, tutti dallo stesso uomo, come mi è stato fatto notare più di una volta, ma a tanta quantità non è corrisposta altrettanta qualità e così abbiamo trascorso   molto tempo negli  ultimi anni per ospedali  con malattie gravi e paurose che ci hanno spaventato ma allo stesso tempo rivelato un mondo sconosciuto, a tratti orribile a tratti bellissimo, ed è il mondo nel quale abbiamo imparato a vivere con leggerezza e che cercherò di raccontare attraverso tanti piccoli episodi dai quali ho capito che essere allegri, spensierati e felici, appunto, è sempre possibile se il bicchiere è mezzo pieno…
Entrando nel vivo, Cosimo è nato nel 1995,Davide nel 98,Emanuele nel 2001 e Federico nel 2004, uno ogni 3 anni, ho sposato un commercialista…A Natale del 1999, Cosimo si ammala di leucemia ; è stato  così che siamo entrati prepotentemente nel mondo della malattia con la M maiuscola, ed io ho dovuto testé vincere la mia prima battaglia;” la paura del sangue se la fa passare” mi disse senza mezzi termini la pediatra oncologa del Meyer, che in quel momento odiai, ma alla quale ripenso con grande riconoscenza per l’umanità, le chiacchiere ed i caffè in reparto, la normalità insomma ….Cosimo è andato fuori terapia nel dicembre  del 2001 ma noi no, perché ad agosto nasce Emanuele, vincitore di una meningite batterica contratta a poche ore dalla nascita (-aveva più possibilità di fare 6 al superenalotto-mi disse il neonatologo), alla quale sopravvive per la bravura ed il coraggio dei medici dell’ospedale di Torregalli, ma che gli regala una profonda sordità bilaterale. Eccoci catapultati tutti nel mondo della disabilità, senza neanche passare dal via… ”se è sordo gli metteremo gli apparecchi..” pensai scioccamente, senza aver ancora realizzato che, non sentendo, non avrebbe parlato. Siamo ancora qui, con l’aggiunta di Federico, benvenuto non ti aspettavo, nato sempre a Torregalli, dove tutti si ricordavano ancora di Ema e ci vennero a salutare calorosamente…” Volevo dirle: li fa tutti uguali, però!”Fu il primo commento del neonatologo quando mi vide, ed io mi sentii a casa.

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