Ignorante, zoticone, cafone, rozzo, maleducato, villano… Ossia: buzzurro!
Nel lessico odierno a Firenze, come in tutta la Toscana ed il Lazio, Città Eterna compresa, apostrofare o indicare una persona con questo appellativo, significa assegnargli un epiteto offensivo, al pari di “bifolco” o “bucaiolo”.
Oggi rimane la parola, e questa basta alla bisogna, ma alla sua origine non era certo in questa maniera. Certo il termine non è mai stato un complimento, però all’inizio non era neanche molto offensivo, e non voleva indicare un comportamento poco urbano, bensì una precisa “categoria” di persone, o meglio di stranieri.
Ora sembrerà impossibile, ma nel nostro caso si indicava con il termine “buzzurri” dei lavoratori immigrati, provenienti, niente pò pò di meno che dalla Svizzera.
Davvero sembra una barzelletta eppure la storia ci dice che è così. Nel termine corrente si sarebbero chiamati “lavoranti stagionali” questi cittadini del Canton Ticino e dei Grigioni che, alla fine di ogni estate, scendevano dai loro monti (bellissimi, ma non ancora perfetta cornice di una società tranquilla e benestante), per migrare e scendere a sud nella speranza di trovare in quei climi più miti, un piccolo modesto reddito col loro faticoso lavoro che altri non avrebbero fatto.
E così, già agli inizi di ottobre, piccole orde di buzzurri (alias svizzeri) si distribuivano nelle piazze di Firenze, o di Siena, e, perché no, di Roma, a vendere i loro modesti dolciumi e, in particolare quelle caldarroste che ancora oggi qualche emigrante (di tutt’altra latitudine) riesce ancora a venderci regalandoci il gusto di antichi sapori.
Gli italianisti (almeno alcuni) sostengono che l’etimologia della parola è incerto, altri invece propendono che essa derivi da “butzen” (in tedesco antico, ora attualmente “putzer”), che indica “colui che pulisce”; e il discorso tornerebbe, dato che tra questi svizzeri i più giovani (mingherlini e spericolati) venivano insieme ai padri “caldarrostai” a pulire i nostri camini.
Davvero incredibile: duecento anni fa gli extracomunitari che “invadevano” il nostro territorio, venivano dal nord, e anche quando la capitale del nuovo regno passò da Torino a Firenze (e dopo cinque anni a Roma), i funzionari statali meneghini vennero e continuarono ad essere chiamati “buzzurri”. Perché vendevano caldarroste o pulivano camini?
Certo che no! Ma nel frattempo, il termine già serviva a definire la “grettezza” del nordista. Insomma: loro erano i terroni di una volta. Per la storia questo è proprio un mondo stravolto.

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Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.