img_20161110_132457Novembre, mese di pioggia e il suono delle gocce d’acqua che rimbalzano sulle finestre sembra essere l’unica musica. Mercoledì pomeriggio, mentre passavo, in sella alla mia city bike, in piazza della Repubblica, un’altra melodia ha colpito la mia attenzione; quella dei “Citofoni“. Un trio composto da tre uomini, dai 35 ai 45 anni, che suona e canta a “Cappella”. Nessun microfono o strumenti amplificati, tutto al naturale, o meglio dire in acustica. Matteo Torretti, Giulio Bracaloni, Simone Morgantini. Il loro gruppo, dal nome bizzarro, nasce due anni fa, come dicono ridendo, dalla disperazione, dal bisogno di sostentamento. La passione per la musica Jazz, blues, italiana anteguerra è la molla che fa scattare la voglia di suonare e cantare. Tutto senza l’ausilio di amplificazione, mi spiegano, perché i permessi costano meno e c’è più disponibilità. Da necessità hanno fatto virtù, anche perché la voce di Matteo e Giulio è davvero potente, armonica e pulita anche senza microfono. Riprende l’idea dei vecchi musicisti di strada degli anni 20-30 . Il genere musicale che propongono è Swing , dixieland, jazz classico. Gli strumenti che usano sono uno stupendo sassofono che suona Simone, chitarra con Giulio e il Bidofono con Matteo. Quest’ultimo “attrezzo suonante” è un Bidone in latta, con un manico di scopa e un filo per stendere i panni. Matteo mi precisa che la scelta del bastone è importante per avere un buon suono. Strumento risalente al periodo della depressione in America, facile da costruire, con uno suono molto originale. Il loro palcoscenico sono le piazze di Firenze, Toscana ed Emilia Romagna, ma anche locali dove si esibiscono spesso. Mentre li ascolto, le note musicali trasformano Firenze in una pellicola in bianco e nero. Riparto in sella alla mia bici con in testa un ritornello del grande Natalino Otto, “Perduto amore” Solo me ne vo per la città.. passo tra la folla che non sa…

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