All’incrocio tra Viale Alessandro Guidoni e Via Torre degli Agli lo vedo arrivare, ha gli occhiali da sole e il piumino lucido e metallico. È lui, l’essere mitologico metà uomo e metà SUV. Buca il semaforo in pieno e mi punta, mi vedo riflesso nei suoi occhiali e nella carrozzeria lucidata circa 4567 volte nell’ultimo anno, sono nella merda, sto per essere travolto ed è in quel momento che succede, tutta la mia vita mi passa davanti.

E vedo mia moglie che stava partendo per la campagna e io che pensai bene di passare due giorni di sesso selvaggio con la mia collega Alex che assomigliava in modo incredibile a Glenn Close e che aveva i capelli come un pagliaio dopo un uragano. E quando alla fine le dissi che era tutto finito lei si tagliò le vene ma senza morire e cominciò a chiamarmi a tutte le ore del giorno e della notte, e stava a ore al buio in camera sua a spegnere e ad accendere una abatjour accoltellandosi da sola ad una coscia e infine ammazzò un coniglio innocente. Mi manca ancora quel coniglio.

Poi vedo lei, Lucy, la mia prima ragazza, che non ci crederete ma era uguale in tutto e per tutto a Liv Tyler. E un giorno prese un treno in America e si ritrovò in Toscana in una bellissima casa di campagna, solo che in questa casa c’era un sacco di gente strana che se la voleva fare e lei passava ore e ore in preda alle caldane a mordersi il labbro inferiore e a decidere con chi fosse meglio perdere la verginità. A un certo punto rischiò perfino di scegliere suo padre, anche se a sua discolpa va detto che lei fino a un certo punto non sapeva che fosse suo padre. Ma poi eccomi, mi vedo arrivare, secco che sembrò la morte in vacanza, con i pantaloni acqua in casa e un coniglio morto in mano che non era lo stesso della storia con Alex, la guardo intensamente e ci faccio l’amore sotto una quercia. Del resto, come poteva resistermi?

E ancora qualche anno fa, sono insieme a due miei amici, ci avevano avvisato che stava per arrivare  la tempesta più mega galattica degli ultimi 8000 anni, ma noi che facemmo? Esatto, uscimmo in mare con una barca scarcagnata armati solo di camicie di flanella e barbe incolte per pescare tre merluzzi. A un certo punto tutti e tre sembravamo una versione da autolavaggio di George Clooney, Mark Whalberg e Diane Lane.

E alla fine sono lì, giovane e romantico che sputo come un lama e che decido di prendere una barca per andare in America,  una davvero enorme che però si chiamava Titanic (da questo si capisce che non sono stato uno molto furbo nella vita) e li conobbi questa ragazza cicciottella ma carina di nome Rose che era ricca mentre io ero povero. Ma c’innamorammo lo stesso, le feci un ritratto perché sapevo anche dipingere ma poi, guarda un po’, la barca si scontrò contro un iceberg. Io finii in mare e siccome al corso di nuoto avevo smesso al livello triglia andai affondo mentre lei abbracciata a un pezzo di Ivar mi guardava andare giù. Si, Rose era un po’ una stronza.

E, e poi niente, il SUV mi manca e resto lì, in piedi sulle strisce, tra Viale Alessandro Guidoni e Via Torre degli Agli a pensare che forse nella mia vita ho visto un po’ troppi film.

Fonte foto: http://toptenfamous.com/

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Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.