All’interno di un isolato a due passi da piazza del Duomo c’è una piazza talmente piccola da sembrare una corte condominiale. È possibile arrivarci solo attraverso uno dei tre vicoli corti e stretti che si aprono su via delle Oche, via del Corso e in via S.Elisabetta. I tre vicoli presentano all’ingresso dei cancelli in ferro aperti solo di giorno e che fanno pensare ad accessi di abitazioni private. Nonostante che le sue dimensioni e le sue caratteristiche facciano pensare a luoghi privati i vicoli e la piazza in realtà sono pubblici. Infatti il tutto non è orfano di toponomastica. Il Comune ha battezzato i tre vicoli come vicolo del Giglio e la piazza come piazza del Giglio. Sulla piazza si affacciano le entrate di servizio di diversi ristoranti ed è frequentata soprattutto dal loro personale in pausa. Sui muri c’è qualche graffito presuntuoso. Qua e là qualche fioriera. Se guardi all’insù il cielo sopra i tetti dei palazzi sembra lontanissimo. Aldilà del piacere della scoperta, la bellezza della piazza sta in due bei bassorilievi sistemati su un muro, uno accanto all’altro, e rappresentanti papa Giovanni XXIII e John F. Kennedy. In basso a quello di papa Giovanni c’è incisa una scritta in latino: ego sum pastor bonus. Su quello del presidente c’è inciso: siamo tutti uomini liberi.

Ogni uomo che ha una responsabilità grande sulla vita degli altri uomini e che, consapevole di questo, pensa e agisce primariamente in funzione della ricerca del bene, porta con sé una sorta di vocazione. Non parla agli altri uomini per esprimere solo il suo pensiero. Si sforza di trovare le parole migliori per esprimere i suoi pensieri in modo che questi pensieri siano condivisi. Mi piace credere che la fatica di questo percorso sia alimentata dalla ricerca di offrire una prospettiva di cambiamento e di progresso. In questo senso il pensiero espresso da questi uomini è solo la certificazione di un pensiero di tanti. Loro si prendono solo la responsabilità di semplificarlo e di renderlo pubblico. In sostanza di amplificare la voce di tanti che se non presa per mano rimarrebbe fioca. Danno loro voce e la voce di quell’uno diventa complementare a quelli di tanti.

Le parole di papa Giovanni e di Kennedy, accomunate su una stessa parete in piazza del Giglio, sono belle e complementari tra di loro.
Il papa riprende in latino le parole del vangelo di Giovanni che dicono: io sono il buon pastore; il buon pastore offre la sua anima per le sue pecore.
Il presidente più potente del mondo dice a Berlino dopo l’erezione del muro di Berlino:
ogni uomo libero, ovunque viva, è cittadino di Berlino;  e, dunque, come uomo libero, sono orgoglioso di dire “Ich bin ein Berliner” (io sono un berlinese).

Su un altro muro parete della piazza c’è una targa in onore del cantautore Odoardo Spadaro, l’autore della canzone la porti un bacione a Firenze. Un bel tocco di fiorentinità tra due gigli.

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Giovanni Grossi

Ho cinquantanni e per il mio lavoro ho la fortuna di girare per Firenze in bicicletta e quando scendo dalla bici vado a piedi e quando sono stanco salgo sull’autobus. Il mio primo amore è la scrittura ed il mio primo amore dura tuttora. Sono tra i fondatori dell’associazione Tandem di pace e sono nella giuria del premio letterario fogli di viaggio dedicato alla figura di Tiziano Terzani. Adoro i miei figli e mangiare un panino con l’hamburger la domenica sotto la curva Fiesole. Dimenticavo….il mio primo odio è la juve ed anche questo dura tuttora.