È un modo di dire. Quando un giocatore o qualcuno legato al mondo del rugby passa a migliore vita,  viene preferito il modo di dire “ha passato la palla“, forse per esorcizzare la morte, forse per ribadire il legame indissolubile del trapassato con il mondo della palla ovale.
Modo di dire che purtroppo negli ultimi tempi si è sentito anche troppo dire vista la scomparsa di Marco Bollesan e Massimo Cutitta, due leggende nella storia del rugby italiano.

Questa volta invece sono a dirlo io. Per una squadra che aveva ambizioni professionistiche, di diventare una grande franchigia e chissà poi cosa avrebbe riservato il futuro. Ieri la notizia, che già ha rimbalzato nella rete e nei pochi giornali specializzati, che i Medicei hanno dovuto presentare i propri libri contabili in tribunale per sancire il loro fallimento. Non è bastato il rinunciare alla massima serie, il Top10, per giocare nel campionato di serie A, poi non svolto, la società non è riuscita a fare fronte alla difficile situazione economica dovuta alla crisi dietro alla emergenza economica. Gli sponsor, soprattutto quelli principali, sono venuti meno, anche loro in estrema difficoltà e con grande amarezza è stata presa la decisione.

Con TuttaFirenze ho seguito il rugby nostrano e la nascita e l’evoluzione dei Medicei fino dai primi difficili tempi quando il Firenze Rugby 1931 era a “stringere i denti” al campo del Cavallaccio, casa dei Guelfi, prestato alla squadra fiorentina dietro a un forse troppo coraggioso accordo per il prestito a seguito di ristrutturazione del Padovani come punto di passaggio dei mondiali di ciclismo dell’epoca.
Dopo tanti anni, di cui 6 come Medicei con tante critiche, delusioni e storie raccontate, il rugby fiorentino si trova nuovamente a dover “stringere i denti” in quanto sta nuovamente al Firenze Rugby 1931 raccogliere la palla passata dai Medicei e cercare di restituire il posto che i gigliati meritano nel rugby italiano. Come è ancora da capire.

Ci avevo sperato, anzi creduto, il loro progetto sembrava più che realizzabile e mi unisco a tutti quelli che in questi giorni provano un grande dispiacere. Essendo un “giornalista”, o blogger o come volete definirmi dovrei restare al disopra delle parti e non farmi coinvolgere da quello che succede, limitandomi a riportare i fatti.
Questa volta non ce la faccio ma mi limito a scrivere soltanto:

 

Alabim

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Alessandro Fantini

Fiorentino di terza generazione, divoratore di libri e fumetti, instancabile frequentatore di cinema e pub. Tifoso sfegatato di rugby, collezionista compulsivo, amante dei tatuaggi.
Poi ho anche dei lati positivi.