Ancora prima della famosa battaglia di Montaperti del 1260, vinta dai ghibellini senesi contro i guelfi fiorentini, i rapporti fra Firenze e Siena non erano proprio idilliaci. Dopo quel fatidico scontro le due città cominciarono a detestarsi sul serio. A molti nostri concittadini è quindi apparso piuttosto azzardato il gesto del comune di Firenze che ha dato il permesso alla squadra di pallacanestro di Siena di poter giocare le proprie partite casalinghe di Coppa Campioni sul parquet del Mandela Forum. Ci sembra di sentirli i commenti caustici dei fiorentini sul fatto che la ricca città sede della banca Monte dei Paschi sia ormai sulla strada del declino come l’istituto di credito. Insomma, non hanno più un palazzetto decente e vengono qui a elemosinare lo spazio di gioco, facendoci credere di volerci mostrare il grande basket.

Comunque, al Mandela c’era un buon pubblico per l’esordio in Europa della Mens Sana contro i turchi del Galatasaray. Siena ha perso, e anche piuttosto nettamente. Non sappiamo se questo abbia fatto strofinare le mani di soddisfazione a quei fiorentini che ancora non hanno dimenticato lo sgarbo di Montaperti. Sicuramente a chi ama la pallacanestro farà piacere vedere giocare le grandi squadre (e Siena lo è) soprattutto perché a Firenze ci siamo ormai dimenticati gli anni festosi di JJ e Ebeling e dei gloriosi quarti di play off contro Varese. Detto questo, però, ai fiorentini importerà ben poco dei risultati numerici e se Siena vincerà o perderà le partite. Certo, il Mandela continueranno a riempirlo. Ma sarà solo per far rodere di invidia gli odiati nemici senesi che son rimasti senza palazzetto. E qualcuno si domanderà, con malcelata soddisfazione, se Firenze non abbia dovuto prestargli anche i palloni.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.

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A mollo