Dal 18 al 20 febbraio, alla Stazione Leopolda di Firenze, si è tenuta la “Chianti Classico Collection 2013”, che quest’anno festeggia la ventesima edizione.

Ciò che mi ha colpito, arrivando, è la semplicità con cui l’evento viene pubblicizzato: un grosso stendardo che scende dall’alto, ancorato al pavimento da due grossi blocchi di cemento, non fa percepire che si sta svolgendo uno dei più importanti appuntamenti dell’agenda vitivinicola internazionale.

Nel salone delle degustazioni, “Il Chianti Classico si mette in gioco” facendosi degustare dagli operatori, ma l’aspetto più seducente è dato dalla possibilità di assaporare quello che ancora riposa nelle botti e che sarà veicolato in commercio tra un anno.

Il salone delle degustazione decisamente ampio, con tre file di tavoli che lo percorrono fino in fondo,ogni tavolo un’azienda e ogni azienda un piccolo tesoro da offrire, mi accoglie insieme a un delicato aroma di alcool e a un leggero brusio, nonostante le numerose presenze che lo affollano. L’atmosfera, mi riporta alla mente un aforisma di Luis Sepùlveda che cita “A volte il vino è la manifestazione liquida del silenzio”, aforisma che condivido perché un buon vino va degustato in silenzio.

Dopo aver curiosato un po’ fra i tavoli delle aziende agricole presenti, alcune famose altre meno, mi sono  fermato a degustare i vini di una piccola azienda che conosco, “Castellinuzza e Piuca”, che produce un Chianti con metodi tradizionali. La vinificazione avviene in acciaio. Dopo la svinatura, il vino viene messo a riposo per circa un anno in vasche di cemento, e in ultimo affinato in bottiglia. Degusto il “Chianti Classico DOCG Castellinuzza e Piuca 2011 e 2012”, vini freschi, tannici, di colore rosso rubino tendente al violaceo, i profumi molto intensi di frutti rossi, sentori floreali che ricordano il giaggiolo, il glicine, le mammole. Sul tavolo noto una bottiglia con un etichetta fatta in casa che riporta l’annata 2012. Ciò significa che il vino sta ancora riposando e che vedrà la luce solo tra un anno. La curiosità prende il sopravvento e chiedo di poterlo degustare. Il colore violaceo, i profumi molto intensi di frutti rossi, il gusto morbido e austero, lo rendono un vero gioiello grezzo, e mi sorprendo a pensare come un grande vitigno come il Sangiovese, con l’aiuto di un buon terreno, si possa modificare e diventare un magnifico vino.

La visita prosegue soffermandomi al tavolo dall’azienda “Fontodi”, produttore famoso in tutto il mondo. Degusto un “Chianti Classico DOCG Fontodi 2010”, fermentato in vasche di acciaio inox e poi messo a maturare, per 12 mesi, in barriques di Troncais e Allier. Il colore è di un rosso rubino intenso, sprigiona un variegato bouquet da cui si può riconoscere il profumo di rosa, viola e frutti a bacca rossa. Il palato lo apprezza per la sua fragranza, il gusto del tannino ancora giovane, fanno di questo vino un eccellente compagno per un pranzo con portate a base di carni rosse.  Subito dopo vengo attratto da un “Chianti Classico DOCG,  riserva Vigna del Sorbo 2009”. In questo caso, il vino matura,  per 24 mesi, in barriques di Troncais e Allier. Anche questo vino, dal colore rosso rubino con unghia aranciata e dai profumi più complessi che vanno dalla vaniglia, al caffè, al mentolo, lo rendono particolarmente interessante. Il palato ne conferma l’eleganza, e i tannini ammorbiditi dal legno lo rendono fresco e vellutato. Caratteristiche che sposano bene con un pranzo a base di cacciagione e formaggi stagionati.

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Stefano Poli

Nato a Prato, ma vivo a Firenze da sempre. Sommelier dal 1986, amante del buon cibo ed estimatore del buon vino. Viaggiatore singolare, proiettato alla scoperta di nuovi sapori, usanze e costumi diversi. Un piccolo aneddoto che mi riguarda: la soddisfazione di “aver pestato i piedi a Steven Spilberg durante un ricevimento a cui ero presente, come sommelier. Volete sapere qual è stata la sua reazione? Molto elegantemente, si è complimentato con me per la scelta dei vini.