Pedalando in bicicletta si scoprono luoghi e persone sempre nuove; Firenze non smette mai di svelare storie e segreti. Qualche giorno fa, pedalando, mi sono ritrovato in luogo che non avevo mai visto prima, Piazzetta San Martino, davanti all’omonima chiesa di San Martino del Vescovo. Mentre osservavo l’entrata della cappella, un signore sull’ottantina, con una bici rossa, mi si è avvicinato dicendomi: “Sai perché viaggio con una bicicletta rossa come il fuoco? Per ricordarmi il colore della candela che dava aiuto a tutti i poveri verghognosi; anch’io lo sono stato”. Senza che io proferissi parola, cominciò a parlare ininterrottamente.
Quella cassetta in pietra sotto il tabernacolo serviva per raccogliere le limosine per i poveri verghognosi. Questi bisognosi erano coloro che per varie ragioni non avevano piacere di far conoscere la propria situazione e si vergognavano a chiedere l’elemosina per strada o davanti alle chiese. Erano in prevalenza vedove, nobili decaduti o anziani che non riuscivano a vivere con i propri mezzi. La raccolta e la suddivisione delle offerte erano curate dalla compagnia dei “Buonomini”, da cui deriva il termine che indica una persona sensibile e altruista. Quando la cassetta delle offerte era vuota, i confratelli della compagnia erano soliti accendere un lume, una candela davanti all’immagine di San Martino. Questo gesto era il segnale che avvertiva la popolazione che c’era bisogno d’aiuto per i poveri verghognosi. Da questo episodio deriva il detto “ essere ridotti al lumicino”.

Ascoltai la storia con grande interesse, solo sul finale mi voltai per cercare il cellulare che suonava dentro il mio zaino; quando mi girai, l’uomo era scomparso. In lontananza vidi un piccolo lumino che si fondeva nei meravigliosi colori del tramonto, lasciandomi in memoria uno dei tanti affascinanti aneddoti di Firenze.

 

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