La carta di credito della Apple, frutto della collaborazione della casa di Cupertino con Goldman Sachs e MasterCard, a pochi giorni dal suo esordio americano manifesta i primi problemi d’uso a causa della propria delicatezza. L’estetica, si sa, rappresenta un carattere distintivo della Apple, quindi una carta di credito con il marchio della mela morsicata non poteva essere come tutte le altre. Per distinguersi, però, la strada adottata si è rivelata controproducente. La tessera è incisa al laser con il nome del titolare della carta e il logo Apple su una superficie bianca brillante, ottenuta attraverso un processo di rivestimento multistrato aggiunto al titanio materiale di base.

Bello avere una carta di credito in titanio, se non fosse che la sua fragilità può creare problemi al rivestimento se la carta entra in contatto con materiali duri o se si macchia.

Per le macchie Apple consiglia di «pulire delicatamente con un panno morbido in microfibra, leggermente inumidito e privo di lanugine» oppure di «inumidire un panno morbido in microfibra con alcol isopropilico e pulire delicatamente la carta», tenendo sempre presente che il contatto con alcuni tessuti, inclusi cuoio, pelle e jeans, potrebbe causare una decolorazione permanente della tessera.

Per prevenire danneggiamenti, Apple consiglia di «custodire la Apple Card in un portafogli, in una tasca o in una borsa realizzata in materiale morbido», ma come detto sopra non in pelle, cuoio o jeans, di «mettere la carta in uno slot del portafogli senza toccare altre tessere», di «non posizionare la card vicino a magneti», con buona pace del fatto che le chiusure nelle borse e negli zaini sono spesso magnetiche, e infine di «non mettere la tessera in tasca o in una borsa con monete, chiavi o altri oggetti potenzialmente abrasivi».

In attesa che Apple annunci un porta-tessera specifico per proteggere adeguatamente questo nuovo status symbol, è necessario porre particolari attenzioni alla conservazione e all’utilizzo della carta.

Non bastassero i problemi di fragilità della carta, ad alimentare il fuoco delle polemiche è arrivata la notizia di una presunta discriminazione di genere ad opera dell’algoritmo di Golman Sachs per l’autorizzazione delle spese.

David Heinemeier Hansson, informatico danese, sostiene che, nonostante lui e la moglie presentino una dichiarazione dei redditi congiunta e che la donna abbia addirittura un migliore “credit score” di lui, il limite di spesa della Apple Card sia significativamente più basso per la moglie. Addirittura Steve Wozniak, co-fondatore di Apple, sembra condividere le perplessità di Hansson.

La banca ha dichiarato che ogni richiesta di erogazione viene valutata in modo indipendente, sulla base di fattori come le entrate, le spese, i debiti, i guadagni etc. del richiedente, negando espressamente che possano essere effettuate valutazioni legate al genere.

Il Department of Financial Services di New York ha avviato un’inchiesta per verificare la fondatezza di tali accuse.

Pur riguardando tale accusa Goldman Sachs e non Apple direttamente, resta il fatto che ulteriori ombre oscurano il luminoso futuro della “titanica” carta di credito Apple.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.