Mi sono sempre chiesta quale potesse essere il momento in cui inizia a farti piacere dimostrare meno dell’età che hai. Forse sono i 25 anni, considerando la sensazione piacevole che ho provato l’altro giorno, quando una cassiera mi ha chiesto se fossi maggiorenne mentre stavo comprando una bottiglia di vino. Alla cifra tonda mancano ancora un paio di settimane, ma una commessa generosa non è l’unico modo che ho per sentirmi una ragazzina… Per un bagno di adolescenza mi è sempre bastato andare a lezione all’università. Non hai un banco, i professori ti danno del lei, ma in fondo la sensazione è la stessa del liceo, guardi fuori dalla finestra un’assolata piazza Savonarola sperando che arrivi in fretta il quarto d’ora accademico.

Gli ultimi cinque anni li ho trascorsi tra le panchine nel chiostro di piazza Brunelleschi, il pratino di Storia in via San Gallo, i corridoi stretti di via Alfani e la Asl-Filosofia di via Bolognese, e senza che ci facessi troppo caso, quei giorni sono finiti. Per la Laurea Magistrale mancano ancora mille esami, ma intanto i giorni degli appunti, dei caffè nella pausa, degli scarabocchi annoiati e delle slide sono finiti. Non me ne sono accorta. Me lo hanno detto amici e compagni di studio, in questi giorni. Niente più lezioni, niente più professori alla cattedra, niente più cattedra. Ma come ho fatto a perdermi il momento in cui sono finiti i giorni di una campanella e dell’inizio di una lezione? Di solito faccio sempre caso a queste cose. Senza troppa malinconia, senza retorica o nostalgia, ma ci faccio caso. E invece non c’è stato il momento della mia ultima lezione, non ho provato la sensazione di aver finito qualcosa.

Forse sentivo di essere troppo grande per aspettare il suono di una campanella, e mi sono persa qualcosa per strada. E’ il rischio che si corre nell’iniziare a fare un mestiere sul serio, il tuo, quello che speri di fare per anni, mentre nella tua vita ci sono ancora gli appunti e gli intervalli. Devono essere i rischi del mestiere quindi, in senso letterale.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.