Dicono che, visto il clima, se ci fossero le piante giuste Firenze sarebbe una perfetta città tropicale. Falso. Ci sono anche quelle. Basta andare in via Cocchi, fra lo stadio e le pendici di Fiesole. Qui, dietro un austero edificio, si apre il Giardino Tropicale dell’Istituto Agronomico per l’Oltremare, impegnato in progetti di sviluppo e cooperazione nei Paesi svantaggiati. Un luogo poco conosciuto a gran parte dei fiorentini, che proprio per questo il 6 giugno ha organizzato un Open Day con tanto di degustazione di caffè del Centro-America. Giorno più adatto non poteva essere scelto. Le piante, per il caldo e l’umidità opprimenti, si mostravano in tutto il loro splendore e la visita al giardino e alle serre, guidati da personale molto competente, si è rivelata un’esperienza davvero unica.
Tra le tante specie vegetali, abbiamo visto banani con fiori e frutti, la canna da zucchero con le sue foglie taglienti come lame (sembrava di sentire la fatica dei tagliatori). Ma anche la palma dei cappelli di Panama (alzi la mano chi ne conosceva l’esistenza), il cotone, l’endod (le cui bacche erano usate come sapone per i panni), la feijoa con i fiori bianchi e i ciuffi di stami rosso acceso. E poi la pianta del pepe, l’albero del pane (così chiamato a ragion veduta) e quello dei salami (che nonostante il nome non dà frutti commestibili), il chicle (in spagnolo, gomma americana) un albero dal quale Maya e Aztechi ricavavano i primi chewing gum. Non potevano poi mancare le piante… “da bere”: quella del caffè, i cui frutti vanno raccolti quando sono rossi, e quelle da cui si ottengono il tè (una varietà di camelia), la cioccolata e il mate.
Se volete visitare il giardino non sarà necessario aspettare il prossimo Open Day. È possibile farlo telefonando e poi inviando una mail al sito internet dell’Istituto. Così, quando le piante tropicali diventeranno le uniche note verdi lungo le nostre strade e nei nostri giardini, farete una bellissima figura!
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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.