Non di questo avrei voluto scrivere, avevo già un’idea, ma questa piccola storia che sto per raccontare mi ha lasciato l’amaro in bocca, il dispiacere di un incompiuto, la delusione di non essere creduta. Stamattina mentre me ne andavo a piedi bel bella in piscina ho incontrato, fermo al rosso del semaforo del lungarno Colombo col ponte da Verrazzano il “solito” ragazzo negro con le sue mercanzie che mi chiede se voglio qualcosa. Io però quando vado in piscina non porto mai il portafoglio ma solo le chiavi di casa per due semplici motivi: 1) Interdirmi dallo shopping compulsivo che mi piace tanto ma non posso permettermi 2) Aborro l’idea di dover chiudere l’armadietto a chiave nello spogliatoio e lo lascio caparbiamente aperto, pur consapevole che un giorno o l’altro tornerò a casa in accappatoio e ciabatte, ma ostinatamente fiduciosa nella correttezza delle persone. Così gli dico che non ho soldi con me e lui mi risponde rassegnato che, pazienza, vuol dire che oggi non mangerà perché non ha venduto nulla. Sarà vero? Non lo so e francamente non mi importa; anche se non lo fosse, al suo posto mentirei anch’io. Nel frattempo scatta il verde e così attraversiamo. Ha voglia di far conversazione ed io lo assecondo perché mi fa sempre piacere fare due chiacchiere. Percorriamo assieme un pezzo di strada e mi racconta che si chiama Ibrahim, che è arrivato via mare in Italia sei mesi fa, da solo, “mia mamma e mio babbo in Senegal” ma che qui non gli piace stare perché non c’è lavoro, la vita è cara e poi gli manca la famiglia. Gli chiedo quanti anni ha, mi sembra così giovane… “Diciannove” l’età di Cosimo, il mio maggiore, l’età della spensieratezza, delle sere a tirar tardi tanto non vado più a scuola e non sono ancora così grande da dover lavorare, l’età dell’università e delle vacanze con gli amici a girare il mondo, l’età in cui prendo la patente per l’auto…Questi sono stati i miei 19 anni e sono anche quelli di Cosimo e di tanti come lui, ma non lo sono per Ibrahim che guardandomi dritta negli occhi ritorna sul suo argomento principe “Cosa mangi oggi?”. Io detesto cucinare, non so neanche cosa c’è nel frigo, non faccio la spesa. Senza pensarci su, altrimenti tutte le mie paure e (chi non ne ha?) i miei pregiudizi me lo avrebbero impedito, impulsivamente gli rispondo: “Vuoi venire a mangiare a casa mia?”. Mi guarda coi suoi occhi disincantati ma fissiamo un appuntamento alle 12.30, al ponte da Verrazzano. Io ci sono andata a questo appuntamento ma lui non è venuto, non mi ha creduta e, riflettendoci, al suo posto non ci avrei creduto neanche io. Meglio l’illusione della delusione.

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