Lo sapevate che Vincent Willem van Gogh, il grande pittore olandese aveva un Bed and Breakfast? No? Roba da matti!
E non perché il celebre pittore finì in manicomio per matti!
Sì, perché esistono anche manicomi per normali! Basta guardare il mondo con gli occhi di un matto e poi capirete.
Insomma, anche lì, nel tempo in cui van Gogh esercitava la sua arte pittorica, io piombai di brutto uscendo dal solito worm-hole con un gran fracasso di pentole e coperchi!
Mi ero trascinato da non so dove, una intera trousse di pentole antiaderenti e pure uno di quei seggiolini sui quali poggiano le chiappe i poveri pensionati che, con la promessa di una gita gratuita, devono sorbirsi le proposte commerciali di prodotti che poi finiranno per acquistare comunque.
Avvenne però che il pittore, passeggiando in mezzo alla campagna irrorata di girasoli, udì quel frastuono se ne fuggì a gambe levate (mica era scemo eh?) evitando per sua fortuna l’impatto della mia faccia contro la sua, così come ormai i miei rassegnati lettori sono abituati a leggere.
Accadde insomma che ruzzolando nei campi di girasoli resi famosi dall’arte di van Gogh, disegnai ampi cerchi misteriosi, i precursori dei più famosi cerchi nel grano.
Riempitomi così di stecchi, foglie, terriccio e semi di girasole fin dentro la barba e le mutande (due cose fra l’altro molto lontane l’una dall’altra, non essendo io un nano) cercai rifugio per una doccia ristoratrice in un casolare perso in mezzo alla pianura, edificio che scoprii poi essere un Bed and Breakfast di proprietà dei fratelli van Gogh.
Conscio dell’importanza di un simile evento volli prendere in affitto una stanza ma inciampai in qualcosa e finii dentro un quadro del grande pittore: lui, spaventato dalla mia precedente irruzione non si fece vedere.
E qui la storia si fa Storia: udii qualcosa, il rumore di uno sparo e poi più nulla. Attesi ancora ma niente!
Mi sdraiai sul letto all’interno del quadro e se guardate bene, sono ancora lì che l’aspetto.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.