000BiscottodellaFortunaAdoro mangiare fuori, e adoro anche ascoltare le conversazioni dei tavoli vicini, guardare la gente (a volte esagero). Giorni fa ho visto un gruppo di donne allegre all’Osir, il ristorante cinese in viale Lavagnini. Stavo per sorridere del loro chiasso, quando ho sentito qualcosa di troppo. “Hai votato Salvini, brava! Bisogna chiudere le frontiere, è colpa nostra che li abbiamo fatti entrare”.

Quante cose avrei voluto dirle. Per esempio che io ho molte preoccupazioni. Riuscirò a viaggiare, a mantenermi col mio lavoro? Sono paure reali, ma è vero anche che ho dei genitori con un lavoro, una casa di proprietà, due auto, una famiglia pronta a intervenire. Nel mio futuro non so se ci saranno viaggi, soddisfazioni e una bella casa, ma difficilmente mancherà il pane. Nella vita non si può mai dire, ma morire di fame non è una cosa che capita a chi ha le spalle coperte. E secondo me non capita neanche a quella ragazza all’Osir. Aveva tatuaggi, molti ninnoli, i capelli curati, la manicure perfetta. Non sarà stata ricca, ma non penso che avesse difficoltà a nutrirsi. Siamo tutti preoccupati per il nostro futuro, molti ragazzi della mia generazione non sanno che prospettive avranno, ma se a spaventarci non fossero i prossimi 10 anni, ma i prossimi 10 giorni, le prossime 10 ore, i prossimi 10 minuti? Se avessimo paura di non uscire vivi dalla nostra città o da un viaggio in mare? A noi preoccupa il futuro, ma in giro ci sono tanti presenti spaventosi.

Siamo uguali, siamo tutti noi, persone. Non c’è differenza tra chi parte da lontano (neanche troppo) e chi dorme nelle calde case fiorentine, tranne la disperazione. Abbiamo aperto il biscotto della fortuna giusto, noi. Ci fa paura la disoccupazione? Si, fa paura, ma le bombe di più. Ci fa paura l’affitto? Si, ma la mamma ha un letto per noi. Io non sono madre, ma penso che se non riuscissi a far sopravvivere un figlio nel mio paese, fuggirei con uno zaino per salvarlo. Sono così stanca che le persone non riescano a capire qualcosa di così ovvio, che non riescano a sentirlo. E che mi costringano a diventare banale.

Meglio pagare il conto e andare via.

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Irene Grossi

Vado per i 24, sono una giornalista pubblicista (e provo ad esserlo davvero, oltreché a leggerlo su un tesserino) e mi piace fare un sacco di cose. Mi piace lo spettacolo, in ogni sua declinazione. Cinema teatro concerto televisione. Mi piace mangiare, sia a casa che fuori, sia bene che male. Mi piace viaggiare, sempre e ovunque, basta andare da qualche parte e in qualche modo. Ma più di ogni altra cosa al mondo mi piace scrivere. Scrivo sempre, ho la penna attaccata alla mano destra e penso pensieri già scritti. E poi niente, in questi mesi ho avuto in testa San Francisco, Petrarca, la Fiorentina, gli spaghetti aglio olio e peperoncino, Sheldon Cooper e il verde bosco.

TESTTTTTTTTTT

Caro Xavier