Sarà capitato a chiunque di imbattersi in quel cantiere che si trova all’inizio del Galluzzo, all’incrocio tra via Senese e via de Le Bagnese. Un cantiere di cui nessuno a Firenze ricorda l’inizio ma pare che, da testimonianze autoctone raccolte sul posto, sia iniziato alla fine degli anni ’90.

Sarà capitato a parecchi di aver visto il film Tuttobenigni. A proposito della indecifrabile situazione mediorientale in Libano, Benigni proponeva di andare laggiù e, saltando improvvisamente a gambe larghe, accartocciato su se stesso, urlare fiorentinamente: “Ma icchè c’è?! Icchè c’èèèèèè?!! Maremma diavola!”. Verrebbe voglia di andare lì su posto, al Galluzzo, scendere di macchina in mezzo al traffico e allo smog e vociare: “Ma icchè c’è?! Icchè c’è qui?!!”.

È un’infrastruttura viaria che collegherà via Senese con Scandicci, l’Autopalio e il casello A1-Certosa, permettendo di bypassare il centro abitato del Galluzzo. La galleria delle Romite, costituente il primo lotto, è stata inaugurata dalle autorità, con buffet al suo interno, nel 2007. Peccato che non sia mai stata aperta, confermando il dato che la ristorazione in Italia tira più di qualsiasi altro settore produttivo. Ma poco dopo, la Baldassini Tognozzi Pontello, ditta appaltatrice, fallisce. E tutto si ferma. Rileva l’appalto la BTP Infrastrutture che passa la palla all’Impresa Spa non prima di aver ampiamente, e lentamente, discusso con la BTP stessa, sull’entità ed il costo dei lavori. Nel frattempo sorgono problemi su dove smaltire le terre di scavo provenienti dall’altro tunnel. Nessuno sa dove metterle perché non esiste una normativa chiara in proposito. Entra in gioco la magistratura, il Ministro dell’Ambiente, la Corte Europea. Tafani, mosche, Rita Pavone, Celentano*.

Ora il caso vuole che proprio lì di fronte, sempre in via Senese, ci sia il cantiere dell’erigenda Esselunga del Galluzzo.  E da un anno a questa parte alle statiche erbacce del “nostro” cantiere Pubblico si è contrapposta l’operatività tutta Privata dell’azienda milanese che, in un solo anno, ha trivellato, palificato, eretto, gettato cemento contando di finire i lavori al massimo tra un altro anno. Un po’ come quando a scuola, durante il compito di matematica, il compagno di banco scriveva, scriveva e scriveva… e tu invece fissavi il foglio bianco nella disperazione. E ti chiedevi perché quella mattina avevi lasciato a casa la tua clava.

Ma l’erba sempreverde del vicino ci è tuttavia utile a capire che, in Italia, non mancano capacità, professionalità e organizzazione lavorativa, quando è necessario. Non è questo il problema. Cosa manca allora al Pubblico per scrollarsi di dosso il brachiosauro che lo affligge? Beh, non lo so. Non sono Gandalf. La mia personale, e parziale, opinione è che questa abnorme burocrazia è generata da un fattore socio-culturale. Non ci fidiamo gli uni degli altri. Non lottiamo per la stessa causa del civile vivere bene insieme. L’indole dell’homo italicus guarda al proprio orticello, a costo di parcheggiare la macchina su quello del vicino. Allora ecco come funghi spuntare veti incrociati, pareri, nulla osta, comitati e lobby pro e anti qualcosa, norme, codicilli che, generando  forze uguali e contrarie, finiscono per annullarsi.

*per i cultori di Tuttobenigni

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.

TESTTTTTTTTT

Cuore e acciaio