Zot!
E sono uscito dal tunnel-lel-lel-lel del divertimento-o-o-o.. Ve lo ricordate Caparezza e la sua canzone?
Ecco! Mi sono ritrovato più o meno nella stessa situazione quando piombai proprio in faccia a Benjamin Franklin!
Ma sì, quello che inventò il parafulmine!
E mica solo quello!
Oltre ad essere uno dei padri fondatori degli Stati Uniti d’America, fu scienziato, giornalista, pubblicista, autore, tipografo, diplomatico, attivista, inventore: fra l’altro inventò le lenti bifocali, l’armonica a bicchieri e il parafulmine… Si proprio quello!
Ma tutto ebbe inizio quando, durante un temporale, stavo navigando con Google alla ricerca di un sito che mi insegnasse a costruire e montare in garage un aquilone da trenta tonnellate: invece pigiai per errore il solito tasto del worm hole!
Il monitor si accartocciò su se stesso diventando un gigantesco imbuto ululante e, inghiottito come un’anguria da un ippopotamo, mi ritrovai improvvisamente in una vasta pianura dove un tizio panciuto stava (guarda caso) giocando con un aquilone proprio sotto un terrificante cumulonembo carico di pioggia.
L’uomo stava suonando il violino come per invogliare il temporale a esplodere come una bomba atomica quando io gli piombai addosso come una Skoda sulle strisce.
L’urto fu micidiale e la mia faccia gli rimase incollata, barba compresa.
Da quel gran donnaiolo che era, la mia barba gli procurò alterne fortune e qualche colpo di fulmine in più.
Ma il più grosso fu quello che sto per narrarvi.
Ripresosi dalla botta cominciò a parlarmi delle sue invenzioni e del suo esperimento con l’aquilone.
Mi disse che si era inventato l’ora legale e poi mi chiese che ore erano.
Ma fu mentre guardavo l’orologio che si scatenò l’inferno! Tuoni, fulmini e saette balenarono dell’aria e, mentre lui cercava di passarmi il cavo che reggeva l’aquilone (doveva spedire una lettera a Deborah Read Rogers, sua futura moglie), un fulmine centrò in pieno l’aquilone.
Attraverso il filo che lo reggeva, il lampo raggiunse e incendiò il povero Franklin.
Lo vidi barcollare scintillando come un fuoco d’artificio intonando frasi tratte da un saggio di Leibniz, con la differenza che le pronunciava all’incontrario.
Lo vidi poi andare verso casa che sembrava una rificolona.
Con la luce dentro.
Sì, fu proprio un bel colpo di fulmine! E proprio mentre leccava un francobollo!
Sopravvisse ma impiegò tre mesi a rimettere la lingua dentro.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.