fotoStiamo per intervistare l’uomo più ricercato del momento, non sto parlando del nuovo Presidente della Repubblica, bensì di Stefano Passiatore, primo cittadino di Dicomano, famosissimo oramai per essere il sindaco più streetartfriendly della regione toscana.

 

Sindaco, come lei molto presumibilmente non sa, noi di TuttaFirenze stiamo seguendo un progetto di ricerca sui fiorentini e il loro rapporto con la street art. Capirà che in questo momento, lei e il suo comune calzate a pennello. Ci dica, dunque, perché la scelta di fare di Dicomano una mostra a cielo aperto di Clet? (Sono ben consapevole che è una domanda che le hanno fatto in pochi in questi giorni)

Beh, in questi momenti c’è da aver paura ad essere fra i più ricercati! Scherzi a parte, i motivi principali sono due.
Il primo motivo è per coniugare l’arte con l’educazione. Paradossalmente gli sticker applicati da Clet ai cartelli stradali obbligano le persone a fare più attenzione alla segnaletica, senza alternarne la leggibilità. Abbiamo utilizzato un linguaggio nuovo anche per sfidare un po’ i giovani… questa volta siamo noi a modificare la segnaletica, ma lo facciamo per attirare la tua attenzione.
Il secondo motivo, e forse più importante, è quello di utilizzare la provocazione di Clet per interrogarci sul rapporto fra regole e responsabilità. Per un amministratore è molto semplice istituire un nuovo divieto per regolare il rapporto fra cittadino e pubblica amministrazione o fra cittadini stessi. Più difficile, ma senza dubbio più importante, è trovare i modi per responsabilizzare le persone. Mi piacerebbe che il mio Comune fosse in grado di mettere qualche divieto in meno, desacralizzando un po’ le regole, e allo stesso tempo capace di far riflettere e pensare di più le persone sulla cosa opportuna da fare.
L’avere poi il Comune disseminato di cartelli modificati (sono circa 75 in tutto il territorio comunale) è diventata anche uno spunto per una simpatica “caccia al cartello” alla quale assistiamo in questo periodo e che ci consente di guardare con occhi più curiosi i luoghi di sempre. Per questo motivo ci piacerebbe anche fare una piccola pubblicazione con le opere di Clet e il contesto che le ospita!

 

È molto interessante, ma come hanno reagito i suoi concittadini? Dica la verità… Nessuno ha detto “con tutte queste buche questi pensano ad appiccicare degli adesivi sui cartelli stradali”?

Ah ah! Mentre sto rispondendo alle tue domande sono nella chat di facebook con un cittadino che mi sta dicendo esattamente queste cose, che ci sono cose più utili a cui pensare. È vero, ci sono tante cose a cui dobbiamo pensare, ma fra queste devono trovare posto anche l’arte (compresa quella di strada) e la cultura. E poi, detto fra noi, mi pare che l’iniziativa sia stata accolta molto bene. In questo momento molti miei concittadini, soprattutto quelli più giovani, sono con il naso all’insù per scovare tutti i cartelli modificati!

 

Eccoci, arrivano le domande difficili. Uno dei fili conduttori della ricerca che stiamo facendo è capire la sottile distinzione che c’è quando si parla di street art tra vandalismo e arte. Spesso le amministrazioni comunali hanno usato un criterio non molto raffinato, ossia coprire tutto senza fare molte distinzioni. Eppure, come sta verificando anche lei, la popolazione inizia ad accettare e ad apprezzare sempre di più i pezzi degli artisti di street art. Come dovrebbe comportarsi un comune? Cosa farà il sindaco Passiatore alla prossima segnalazione di un muro imbrattato?

Quello che abbiamo cercato di fare è utilizzare un linguaggio nuovo, un po’ dissacrante, utilizzando come mezzo di comunicazione un bene pubblico (come il cartello stradale). Lo abbiamo fatto però con criterio: i cartelli non sono imbrattati (la leggibilità è salvaguardata) e non sono danneggiati (gli sticker si rimuovono facilmente). Altra cosa sarebbe imbrattare un muro di un bene pubblico o privato (che, appunto, lo danneggia in qualche modo). Al limite, e alcune amministrazioni lo stanno già facendo, possono essere destinati dei muri proprio per questo scopo (che poi vengono ciclicamente imbiancati per dare spazio ad altri).
Siamo nel campo delle novità e quindi i confini sono labili e necessitano di un percorso comune per essere definiti. Non è quindi possibile, secondo me, stabilire con esattezza cosa può essere accettato e cosa no, è un esercizio che dobbiamo fare tutti insieme accettando, come amministrazioni, qualche provocazione in più.

 

È una bella sfida, per tutti. Parliamo d’altro o forse no:  spesso gli amministratori locali lamentano carenza di fondi e la necessità di occuparsi di cose molto concrete (strade, cassonetti, lampioni etc.), lasciando alle attività culturali uno spazio marginale, come se non ci fosse la possibilità nel piccolo delle amministrazioni comunali di fare cose “grandi”. È così?

Sicuramente le difficoltà sono molte e le pressioni che ricevono gli amministratori riguardano il quotidiano delle persone. Nessuno mai verrà a protestare con forza perché si fanno poche attività culturali (purtroppo). Così come è vero che le risorse sono scarse e, per le norme che abbiamo, non solo è difficile trovare finanziamenti ma spesso è difficile anche spenderli. Detto questo però a volte basta usare un po’ di creatività. La mostra di Clet non è costata un euro ai cittadini di Dicomano perché abbiamo chiesto di patrocinare l’iniziativa alla Banca di Credito Cooperativo di Pontassieve che si è dimostrata particolarmente disponibile. In generale penso che una possibilità concreta passi davvero da una relazione positiva con il privato per la sponsorizzazione degli eventi artistici e culturali. Oggi poi, con l’Art bonus abbiamo un’occasione ghiotta che dobbiamo provare a percorrere!

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Fatjona Lamce

Fatjona non sa, ma sta imparando.