L’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ha lanciato un grido d’allarme che dovrebbe far riflettere i nostri governanti: “Per raggiungere il target del 2021 di 95 g/km di CO2 nell’Unione Europea, occorre che la media delle emissioni si riduca ancora di 23,5 g/km, un’impresa impossibile senza il contributo delle auto nuove diesel, che producono meno CO2 delle auto a benzina, o senza un aumento esponenziale di auto elettriche, impensabile con l’attuale rete infrastrutturale di ricarica e senza un sostegno economico prolungato alla domanda, visto il mix del mercato“.

In sostanza l’ANFIA rileva che le caratteristiche intrinseche dei moderni motori diesel sono l’unica speranza per riuscire a ridurre le emissioni di CO2 entro i limiti che l’Unione Europea si è imposta per il 2021. Peccato però che la politica italiana abbia da tempo deciso di demonizzare i diesel, spingendo le amministrazioni locali a pianificare pesanti limitazioni alla circolazione delle vetture a gasolio, che porteranno nei prossimi anni al definitivo divieto nelle maggiori metropoli. Milano, ad esempio, con l’istituzione dell’Area B, che copre quasi interamente il territorio cittadino, ha stabilito progressive limitazioni alla circolazione che nei prossimi anni vieteranno l’accesso in città anche ai veicoli diesel meno inquinanti, fino al completo divieto per qualunque veicolo alimentato a gasolio.

Interessante il paradosso che si viene a creare: i regolamenti locali demonizzano le vetture alimentate a gasolio, con l’obiettivo di ridurre l’inquinamento. In realtà così facendo si vieta la circolazione (e quindi si penalizza la vendita) proprio di quei veicoli che potrebbero portare benefìci all’ambiente con una significativa riduzione delle emissioni di CO2.

Come osserva l’ANFIA, per poter ipotizzare che le vetture ibride ed elettriche raggiungano numeri di vendita significativi, è necessario che siano previsti incentivi adeguati. L’eco-bonus attuale, che ricordiamo essere comunque subordinato alla disponibilità di fondi, non ha un’entità adeguata a supportare in maniera strutturale la vendita di questa tipologia di veicoli, generalmente molto più costosi rispetto agli equivalenti modelli con alimentazioni tradizionali.

Un ulteriore paradosso è che dell’eco-bonus, così come è stato formulato, possono fruire anche gli acquirenti di numerose vetture a gasolio dai consumi (e quindi dalle emissioni) contenuti. Erogare bonus per l’acquisto di queste vetture significa da un lato erodere la disponibilità di fondi per gli acquirenti di vetture ibride ed elettriche e dall’altro incentivare la vendita di vetture la cui circolazione verrà nei prossimi anni limitata a livello locale.

Una schizofrenia tutta italiana: si incentiva a livello centrale ciò che viene vietato a livello locale.

Considerando l’età media delle vetture italiane, chi compra oggi un’automobile è probabile che la tenga per diversi anni, con la prospettiva di non poterne fruire liberamente se alimentata a gasolio. I costi per l’acquisto di una vettura ibrida o elettrica, nonostante l’eco-bonus, sono elevati, senza considerare gli aspetti pratici legati alle difficoltà strutturali per la mancanza di colonnine di ricarica (non tutti dispongono di uno spazio privato in cui poter installare una stazione di ricarica personale).

L’inevitabile conseguenza di questo terrorismo normativo/(dis)informativo è che le vendite di vetture diesel sono in calo, mentre sono in aumento quelle di vetture a benzina; anche le vendite di vetture ibride sono in aumento, ma l’incidenza complessiva resta ancora a livelli marginali.

È quindi prevedibile che continui anche quest’anno l’aumento delle emissioni medie di CO2 delle nuove auto vendute. Aumentano le vetture alimentate a benzina, che producono più emissioni di CO2 delle vetture diesel, che sono invece in costante decrescita. L’incremento di vendita delle auto ibride ed elettriche non è sufficiente a compensare tale aumento di emissioni, figurarsi ad abbassarne il livello medio complessivo.

Il 2021 si avvicina e sembra proprio che non si stia facendo abbastanza per incentivare il raggiungimento degli obiettivi stabiliti dalla UE, con il rischio concreto di avere pesanti sanzioni.

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Francesco Reale

Mi piace definirmi lombardo di origine, fiorentino di adozione. In realtà Firenze se ne è ben guardata dall’adottarmi. Non si è neppure sbilanciata su un affido. In sintesi, quindi, sono un apolide, con un accento da autogrill, che vive a Firenze da circa un quarto di secolo. Delle numerose passioni che coltivo, quella per la musica è il filo conduttore dei miei primi interventi su tuttafirenze, ma il mio ego ipertrofico e la mia proverbiale immodestia mi spingono ad esprimermi su qualunque argomento, con la certezza di riuscire a raggiungere vette non comuni di banalità e pressapochismo. I miei contributi hanno uno scopo ben preciso: rincuorare le altre firme, dando loro la consapevolezza che c’è sempre chi fa peggio.