La palla è rotonda, il calcio è serpente. Il calcio non è una scienza esatta: è la sua poesia e la sua bellezza. Ma lassù, nell’Olimpo del cuoio e dei prati verdi, guardiamo e speriamo che esista un divinità del pallone, che ci restituisca tutto ciò che il calcio ci poteva dare e invece ci ha tolto.

Se ci fosse un Dio del calcio, la Fiorentina non avrebbe giocato la più brutta partita della stagione proprio contro la Juve. Non sarebbe stata umiliata. L’anno scorso non sarebbe stata ridicolizzata. Due volte su due. Quest’anno, a settembre, avrebbe vinto.

Se ci fosse un Dio del calcio, Cruijff avrebbe sollevato la Coppa del Mondo con la maglia dell’Olanda, Batistuta avrebbe vinto almeno un pallone d’oro, la carriera di Gascoigne sarebbe stata costellata di successi.

Se esistesse un Dio del calcio, Zeman allenerebbe il Real Madrid e Capello la Juve Stabia.

Se esistesse un Dio del calcio, Edmundo non sarebbe andato in Brasile a festeggiare il carnevale, Batistuta non si sarebbe strappato involandosi verso la porta contro il Milan, Cecchi Gori non avrebbe comprato Ficini per vincere lo scudetto.

Se ci fosse un Dio del calcio, quel gol, a Cagliari, nel maggio ’82, a Ciccio Graziani glielo avrebbero convalidato.

Se ci fosse un Dio del calcio, non ci sarebbero state più di diecimila persone per la presentazione di Quaresma al Besiktas.

Se esiste un Dio del calcio, la Fiorentina quest’anno si qualifica per l’Europa League e la prossima stagione la vince. Nella finale designata allo Juventus Stadium.

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Paolo Serena

Paolo Serena, sociologo e giornalista, toscano doc e fiorentino mezzosangue, è un gran tifoso viola e un fan senza tempo di Riccardo Zampagna.
Ama gli spaghetti alle vongole, il caffellatte con le Gocciole e il sud-est asiatico; odia la Juve.
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