Scusandoci con il lettore per il tempo passato dall’ultima volta che abbiamo riempito questo spazio con le nostre parole, oppressi dai sensi di colpa, incalzati dal tempo che fugge e dal “oggi ci sei domani chissà” smettiamo di indugiare e torniamo subito a dare voce a chi voce non ha. Il tema di questo post-prepari il suo duro cuore il lettore- sarà “il disagio”. Molto è stato scritto a riguardo e potremmo ricordare poesie, libri e film, ma ce ne disinteresseremo completamente, convinti-con il filo di presunzione che serve in questi casi- di avere l’immagine che meglio di tutte lo rappresenta. Il disagio è un tecnico di laboratorio napoletano, tifoso del Napoli, che guarda Fiorentina-Napoli proiettata al Caffè Letterario le Murate.

Ma partiamo dall’inizio.

Quando Luigi (nome di fantasia) è arrivato alle Murate col volto visibilmente teso, io non ci potevo credere, ché io Luigi lo conosco (di vista) e so perché tutti quelli che lo conoscono (anche quelli che lo conoscono solo di vista) sanno che Luigi è tifoso del Napoli, per essere più precisi-a sentire lui- il Napoli è l’unica sua ragione di vita.

Nella saletta dove proiettano le partite alle Murate era già iniziata la discussione su chi fosse questo Bakic, presente nella formazione iniziale, e se questo Bakic fosse o no uguale a quel Rebic, arrivando alla conclusione che Bakic e Rebic erano due persone distinte e, nonostante la “ic” finale, non erano fratelli di Savic e nemmeno di Ilicic. Si percepiva tra i tifosi malcontento e non molto ottimismo- “e se ne busca”, dicevano. C’era addirittura chi metteva le mani avanti e già si preparava la tesi complottista per spiegare un risultato che evidentemente doveva essere negativo: “siccome Montella è napoletano, allora ha deciso di giocare con la primavera. Quel buhaiolo!”. Luigi è entrato in questo clima già teso, a pochi minuti dall’inizio della partita, si è guardato intorno per vedere se c’era qualcuno che conosceva poi, cercando di mimetizzarsi il più possibile, si è seduto proprio nel mezzo della piccola platea, senza destare eccessivi sospetti.

Ho avuto molta paura per Luigi, ma lui è stato bravissimo, non ha detto una parola durante tutti i primi quarantacinque minuti, nemmeno quando l’arbitro ha espulso con un rosso piuttosto dubbio Ghoulam, non ha fatto nemmeno un gesto di stizza quando il Napoli più volte è andato vicino al gol senza mai segnare. Durante l’intervallo è rimasto immobile, fermo sulla sua sedia con lo sguardo rivolto verso lo schermo a vedere e rivedere l’episodio dubbio e a dirsi dentro di sé chissà cosa. È rimasto serissimo anche quando, dall’angolo fumo, gli esperti allenatori hanno dichiarato seri che era “proprio l’ora di mettere Wolsky o Polsky o come si chiama”. Come abbia fatto a non ridere, io non so. E Dio solo sa quanto ha sofferto dentro i suoi silenzi durante il secondo tempo. È stato brutto, per me che sapevo, vederlo seduto con la testa rivolta verso il basso quando tutti si sono alzati per festeggiare il gol di Joaquin.

Poi la partita è finalmente finita, e nell’entusiasmo generale- appena fuori dal caffè, quando ormai era al sicuro- Luigi ha dichiarato la propria fede calcistica agli altri tifosi e al mondo con un significativo e liberativo “ma che sfacimm i chi v’è mmuort!”.

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Fatjona Lamce

Fatjona non sa, ma sta imparando.