La vacanza di “Non di solo calcio” si prolunga di una settimana. Questa volta varchiamo l’Oceano e approdiamo negli USA, dove domenica prossima avrà luogo l’evento più atteso e importante della stagione sportiva di quel paese: il Super Bowl, la finale del campionato professionistico di football americano. Un avvenimento che fa muovere milioni di persone e dove un messaggio pubblicitario televisivo può costare  dai tre ai quattro milioni di dollari.
Una partita di football americano dura un’ora, divisa in quattro quarti. Tempo semieffettivo, con molte pause: cambi di squadre in campo, time out, discussioni varie ecc. Tanto che alla fine chi va allo stadio deve preventivare di stare fuori casa almeno per quattro ore (se abita vicino). Caratteristica di questo sport sono le tenute dei giocatori (sembrano tutti omini Michelin), la quantità enorme di gente che staziona a bordo campo (ci sono allenatori per la difesa e l’attacco e una quarantina di giocatori per squadra).
Il Super Bowl non è solo partita. Nell’intervallo fra i due tempi, cioè dopo i primi due quarti, ci sarà la musica con Bruno Mars e i Red Hot Chili Peppers. Le pause durante l’incontro saranno, probabilmente, ancora più lunghe per dare modo alle aziende di far fruttare i soldi investiti negli spot. Uno spettacolo sono anche gli spettatori, rumorosi e coloratissimi, che ingurgiteranno quintali di patatine e hamburger e berranno ettolitri di birra e coca cola. Chi vorrà guardare la partita in TV − Italia 1 in diretta − dovrà mettersi molto comodo e rinunciare a una notte di sonno. Inizio previsto alle 00,30 ora italiana. Quest’anno il trofeo se lo contenderanno, nel New Jersey, i Seattle Seahawks e i Denver Broncos.
Il football americano è uno sport molto televisivo, nel senso che è possibile afferrare la vera essenza di tante azioni soltanto riguardandole nei replay. Le regole sono piuttosto complicate e per dirimere le questioni sono necessari ben sette arbitri. Spesso aiutati dalla moviola. Molti sono convinti che il football americano sia simile al rugby, ma l’unica cosa che le due discipline hanno in comune è la forma del pallone. Ovale.
Le squadre di football hanno nomi belli e evocativi, come i Patrioti del New England, i Giganti di New York o i Cowboys di Dallas. A Miami ci sono i Delfini (logico), a Tampa Bay i Bucanieri. Ci sfugge, invece, la presenza dei Vichinghi in Minnesota  degli Orsi a Chicago e dei Cardinali in Arizona.
Anche in Italia si gioca a football americano. La squadra di Firenze si chiama Guelfi e milita in A2 (l’anno scorso è arrivata alle semifinali). Secondo notizie in nostro possesso si allena e gioca vicino a Ugnano, in via del Perugino (se è sbagliato, sono ben accette le correzioni). Magari in futuro avremo anche i Ghibellini… Sai che derby!    

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.