Non capita tutti i giorni d’incontrare un uomo come Amerigo, il navigatore senza satellitare, nato a Firenze nel lontano 1454 proprio da sua madre!
A me capitò uscendo fuori dal solito tunnel di Eintein-Rosen e come al solito, diedi una testata in piena faccia al malcapitato cartografo, che subito si rovesciò al suolo in una nuvola di polvere! Egli imprecò un poco vedendo il mio volto incollato sul suo ma poi si calmò quando gli spiegai l’arcano.

Parve capire e si mostrò cordiale e non ebbe ad arrabbiarsi malgrado la gran botta. Avendolo però riconosciuto volli subito sapere dei suoi viaggi meravigliosi e delle sue avventure ed egli volle narrarmi come iniziò a esplorare il mondo viaggiando per mari e per terre, a causa del suo gatto rompiballe.

– Tutto iniziò quando volli disfarmi di qui’ bischero di’ mi gatto! – Narrò il Vespucci.
– E rompeva da mane a sera co’ suoi miagolii e ‘un lo sopportavo piùe! Così, pensai di sbarazzarmene e lo volli abbandonare lontano! Pe’ esser sicuro e lo portai alle Cascine ma appena tornato a casa me lo ritrovai sulla porta! Allora, il giorno dopo volli portarlo in quel de’ monti della Calvana ma la notte mi risvegliò i’ su’ miagolio! E gli era tornato ancora! Allora lo portai ni’ bosco dell’Impruneta ma appena arrivai a casa e l’era lì sull’uscio che m’aspettava già! Insomma e lo lasciai all’Abetone e la notte mi tornò a casa, lo portai allora in Svizzera ma me lo ritrovai sull’uscio al mi’ ritorno! E non sapevo più icché fare! E presi una nave e m’imbarcai pe’ la Guyana ma mi tornò di nuovo i’ giorn’appresso! E ‘un c’era modo, e mi ritornava uguale; lo portai al Rio delle Amazzoni ma anche lì mi ritornò. Poi mi spinsi fino a Capo verde ma nulla! E ‘un c’era verso! E tornava sempre! E gli ero disperato, sempre quel mao-mao-mao! E gli aveva sempre fame! E ‘un ne potevo più davvero di tutti que’ miagolii! Così mi imbarcai per l’ultimo viaggio fino a il Brasile e lì ve lo lasciai davvero, qui’ dannato gatto!

Poi tacque per riprendere con tono sommesso: – ..Tutti que’ giri! Avevo pers’ i capo e anche la strada di casa! M’ero perso pe’ quelle terre lontane e ‘un sapevo più come ritrovar la strada, com’un bischero qualsiasi! Capisci?

Al che io gli chiesi stupito: – E come è andata poi? Come avete fatto?
E lui di rimando: – Se unn’era pe’ il gatto e ‘un tornavo più a casa!

Lo lasciai lì col su’ micio, in quel ritratto, con il mio volto ancora incollato.
E ripresi così il mio viaggio.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.