È accaduto ed è stato qualcosa d’incredibile. Di violento, ma dolce. Difficile da descrivere.

All’inizio è stata Daisy Buchanan a fare qualcosa d’inaspettato, prima curvando bruscamente ed evitando Myrtle Wilson, e poi una volta fermata la macchina, baciando appassionatamente Jay Gatsby giurandogli una vita lunga e felice. Non ci potevo credere, ero seduto sul mio divano e ho provato rabbia, me la sono presa con Baz Luhrmann, gli ho gridato contro che era un traditore, che non si stravolge così una storia e ho fermato il DVD. Mi sono sentito fregato.
Intristito ho girato canale e su Cielo c’era Bruce Willis con un lungo impermeabile scuro.
“Vedo la gente morta”, gli ha detto un bambino antipatico fiatando una nuvoletta di vapore.
“Ma non rompere il cazzo, è il riscaldamento rotto”, gli ha risposto lui aggiungendoci un “hip ya ye, figlio di puttana!”.
Poi su RaiMovie, e lì c’era Ben Affleck vestito da Daredevil, guardava la telecamera e stava spiegando agli spettatori che era il film più brutto della storia dei film tratti da un fumetto e che potevano guardare qualcos’altro senza sentirsi in colpa.
Non capivo, ero frastornato, allora ho iniziato a girare freneticamente tra i canali.
Su Rai 4 c’era Jack che con una mossa degna di Eddie Guerrero stava lanciando Rose in mare trasformandola nel ghiacciolo più antipatico della storia del cinema, su La7d invece William Wallace stava gridando “libertà” ma non c’erano le sue interiora sparse ovunque, era vivo e gli scozzesi avevano fatto il culo agli inglesi. Allora ho preso tutti i DVD e sono andando dritto alle scene finali: il Signor Rochester e Jane Eyre stavano guardando i pompieri di “Fuoco assassino” che stavano spegnendo l’incendio della Villa Rochester, e Kurt Russell era vivo, e in un film più bello di quello dove era morto; “Leon” era alla festa di laurea di Matilda e Matilda era diventata una bella ragazza e non era rimasta traumatizzata da tutti quei morti visti nel film di Luc Besson; in “Grosso Guaio a Chinatown” invece Jack Burton stava baciando appassionatamente Kim Cattral; e “Thelma e Luise” erano in vacanza a Viareggio e stavano flirtando con il bagnino. Avevo la pelle piena di brividi, sentivo le lacrime spingere con forza per uscire, sono corso in camera e ho aperto tutti i miei libri preferiti e anche lì era tutto diverso: la protagonista di “Tsugumi” riusciva a salvarsi; Oskar in “Molto forte incredibilmente vicino” ritrovava suo padre che non era morto nelle torri gemelle e Leslie Burke in “Un ponte per Terabithia” non moriva cercando di attraversare il fiume.

In piedi nella mia stanza mi sono messo a piangere, erano tutti vivi ed erano felici, ed io ero contento, ero contento del fatto che c’era tutto quella felicità nell’aria. Non mi fregava un cazzo della fedeltà della storia, dell’ordine naturale delle cose, del valore artistico, ero felice, felice del fatto che tutti stavano bene.

All’improvviso ho sentito decine di clacson in strada, ancora con gli occhi pieni di lacrime e il cuore gonfio mi sono affacciato e c’erano ovunque strisce viola che zizzagavano nel traffico.

Allora ho capito, era il 20 ottobre 2013, era una domenica, ed era il giorno in cui le storie finivano bene.

 

(Visited 55 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Michele Arena

Interessato a tutto ciò che è Indie, ma soprattutto alla musica e al cinema, lavora come Operatore sociale a Campi Bisenzio. Il suo sogno è tenere una lezione al DAMS su Notthing Hill.

TESTTTTTTTTT

Cara Cassiera

TESTTTTTTTTTT

Sensi di colpa