Questa è una domanda che da sempre mi frulla per la testa…e più sto qui, in America, più divento consapevole che la famosa medaglia ha davvero due facce.
Non avete idea di quanti italiani mi dicano cose del tipo: “Che coraggio, che invidia, che fortuna…che stai in America”.
Beh, coraggio: forse. Non è semplice vivere e reintegrarsi in una cultura così lontana e diversa. È un confronto continuo con se stessi, con le proprie possibilità, con la propria capacità di adattamento e mediazione.
Invidia: brutta cosa. Fortuna: da persona razionale, credo poco alla fortuna; credo che ognuno di noi si scelga la propria vita o quanto meno come vivere ciò che la vita presenta e offre.
Il punto comunque è: in Italia, e in Europa in genere, si ha il mito dell’America. Forse perché ci hanno portato le sigarette, la cioccolata e le cingomme (chewing gum, come si dice a Firenze), forse perché ci hanno liberato dal fascismo, ma forse, e soprattutto, perché abbiamo visto troppi film e ci siamo innamorati delle marche di jeans, delle macchinone, dei loro idoli e della loro musica.
Poi c’e’ il fatto che chi viene qui sperimenta un’apertura ed una socievolezza nelle persone che noi europei musoni non abbiamo, e sperimenta anche cosa significhi avere orizzonti ampi davanti a sé, non solo nel senso geografico, ma nel senso di infinite possibilità.
Però d’altro canto, “l’erba del vicino e’ sempre più verde”!!!
Si sa, quando si guarda qualcosa da lontano non si fa caso ai dettagli. E quando una cosa, una persona, un posto, lo si conosce poco, non si fa in tempo a “sensibilizzarsi” e diventare intolleranti e frustrati per i mille difetti che ci si presentano dinanzi.
L’America quando ci si “entra un po’ dentro” ha un’ altra faccia, a volte poco umana, a volte francamente un po’ stupida. Ci sono tante contraddizioni e mediamente una poca cultura e profondità nelle persone. Un sacco di sprechi, una scarsissima attenzione all’ambiente e un modello di economia (il capitalismo) che si preoccupa poco delle persone, e molto degli “zeri” nel conto in banca.
Ed allora il mito non è più tanto mito. Anzi, quando il mito diventa quotidianità perde per definizione il privilegio di essere tale. E diventa appunto, quotidianità, normalità, con le cose belle e stimolanti, certo, ma anche con quelle che invece ci fanno arrabbiare, quelle che non si accettano e quelle contro cui ci si ribella.
Quando parlo con le persone qui sapete la cosa che più spesso mi viene detta?
“Sei di Firenze??? Oh mio Dio, la mia città preferita! Quanto vorrei vivere lì…”
Forse gli americani hanno il mito dell’Italia? Ebbene sì.
Forse perché’ non ci hanno mai passato del tempo, forse perché non hanno fatto mattinate in fila fra uffici e burocrazia interminabile…forse perché l’erba del vicino è sempre più verde???
Chi lo sa.
La risposta soffia nel vento.

(Visited 90 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua

Giulia Millanta

Giulia Millanta e’ una cantautrice fiorentina.
Per anni ha suonato nei migliori clubs e festival di tutta Italia, ha partecipato per 4 anni consecutivi all’ Acoustic Guitar Meeting di Sarzana, vincendo inoltre il premio carisch come miglior chitarrista e cantautrice nel 2010.
Ha condiviso il palco con artisti come Mary Gauthier, Andy White, Joe D’Urso, Willie Nile e molti altri..
I suoi numerosi viaggi e tours (Inghilterra, Spagna, Olanda, Germania, Stati Uniti) l’hanno portata con il tempo in contatto sempre più’ ravvicinato con la scena musicale statunitense.
Lo scorso anno si è trasferita ad Austin, Texas inserendosi rapidamente nella comunità musicale della capitale mondiale della musica dal vivo.
Ha all’attivo 4 dischi solisti: Giulia and the Dizzyness (2008), Dropping Down (2011), Dust and Desire (2012) registrato ad Austin e co-prodotto con David Pulkingham e “The Funambulist” (2014), una ricerca musicale sull’arte dello star in bilico fra diverse realtà, linguaggi, domande sulla vita, la morte, l’amore e tutte quelle altre “cosette” che occupano il nostro quotidiano.