“Strano come una discesa vista dal basso somigli tanto a una salita”. Queste parole, attribuite a Pippo − uno dei personaggi più amati della banda Disney − le abbiamo lette tanto tempo fa sulla copertina di un Oscar Mondadori a lui dedicato. E ci sono venute in mente quando, domenica 30 marzo, ci siamo piazzati in fondo a via Salviati, la  salita tagliagambe che da via Faentina porta, con uno sforzo sovrumano per chi non l’affronta senza un motore, in via Bolognese. Via Salviati ha acquisito una certa notorietà grazie al mondiale di ciclismo svoltosi lo scorso settembre. Doveva essere, ed è stata, il punto di svolta della corsa. Il 30 marzo è stata riproposta, questa volta come arrivo, nella Gran Fondo che chiudeva le manifestazioni del Florence Bike Festival.

Vista dal basso via Salviati sembra del tutto inattaccabile anche a piedi. Figuriamoci in bicicletta (almeno da noi)! E infatti molti ciclisti scendevano dai loro mezzi o zigzagvano percorrendo molti metri in più ma cercando così di rendere l’ascesa meno impervia. Insomma, via Salviati potrebbe essere definita il “muro” ciclistico di Firenze. Questo per rendere omaggio ad altri muri del ciclismo ancora più famosi, che fanno del Giro delle Fiandre la corsa più affascinante del mondo.

I “muri” sono una caratteristica del paesaggio di quella parte d’Europa (siamo in Belgio). Salite ripidissime e non lunghe (massimo due chilometri), talvolta ricoperte di pavé (piccole pietre diseguali appoggiate l’una all’altra scivolosissime con la pioggia) o, peggio, di sassi e polvere. Il “muro” più celebre è sicuramente quello di Grammont, detto anche semplicemente “Muur”, sulla cui sommità è appoggiata una piccola cappella davanti alla quale molti, dopo il calvario della salita, assicurano di aver avuto visioni mistiche. Oggi il Grammont non fa più parte del percorso del Giro delle Fiandre ma è stato degnamente sostituito da “compagni” altrettanto temibili. Come il Koppenberg e il Paterberg, che raggiungono pendenze intorno al 20-22%. Via Salviati, se fosse in Belgio, potrebbe andar fiera della propria pendenza media del 12%, con punte del 19% nella parte finale. E farebbe certamente parte del percorso del Giro delle Fiandre. Ma siccome siamo a Firenze, rappresenta soltanto la solitaria giunzione tra due strade leggendarie come la Faentina e la Bolognese. Percorrendola circa duecento volte si farebbe la lunghezza del Giro delle Fiandre. Ma sicuramente nemmeno il più ortodosso e stakanovista dei ciclisti si è mai preso la briga di tentare un’impresa  del genere…

P.s. per la cronaca il Giro delle Fiandre di quest’anno svoltosi domenica 6 aprile è stato vinto dallo svizzero Cancellara. Gli italiani? Boh. Probabilmente sono ancora appoggiati a qualche muro.

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Duccio Magnelli

Lettore un po’ bulimico, non si limita a leggere qualsiasi cosa gli capiti sotto mano ma decide anche di mettersi a scrivere. Diventa così un giornalista pubblicista che scrive di calcio e si impiccia di tutto il resto. Romanzi compresi. Come i tre che (per ora) portano la sua firma.