CarofiglioLa morale di questo libro potrebbe essere sintetizzata con le parole del noto passo virgiliano Facilis descensus Averni (Virgilio, Eneide, VI, 126). La storia di Giorgio e Francesco è, in breve, una leggera, lenta ed ineluttabile caduta verso il baratro morale più bieco. Ma se Francesco è un giovane intraprendente giocatore d’azzardo, sempre con un piede aldilà della legge, bello e fortunato con le donne, che si costruisce attivamente il destino, Giorgio è invece l’amico che si fa trascinare passivamente, che si ritrova invischiato sempre in qualcosa di più grande e torbido senza quasi che se ne renda conto.
Chi sia più colpevole sta a voi deciderlo. Il libro ci presenta due ragazzi normali che osano fino all’efferatezza, uno la oltrepassa l’altro, con l’ultimo barlume di lucidità, riesce finalmente ad affrancarsi. L’esperienza lo segnerà però per tutta la vita.
Una storia cruda, attuale e soprattutto vera, così vera che potrebbe capitare a chiunque. Si riflette sui limiti dell’onestà e sulla labilità dei confini. Quella sottile linea che separa il bene dal male. Dove sembra sempre di poter distinguere la cosa giusta da fare, dove tornare indietro sembra possibile e facile in ogni momento, ma di facile c’è soltanto l’inesorabile discesa verso l’inferno.
Libro di gran presa, asciutto senza fronzoli inutili, scritto molto bene, senz’altro da leggere.

Edizione commentata

Gianrico Carofiglio, Il passato è una terra straniera, BURextra, Milano, 2009

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Filippo Papini

Nato a Firenze (qualche tempo fa) dove vive e lavora. Laureato in Lettere, ha pubblicato i testi teatrali Tutti mi vogliono, tutti mi cercano, La danzatrice dal ventaglio nero, È quasi ora, Le perdute parole; un poliziesco Giallo mare; una raccolta di poesie Osè e una serie di articoli per riviste di nautica. Nel 2011 ha contribuito alla nascita dell’associazione culturale Arseniko. www.arseniko.it

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Numero zero