La riIMG_3644cetta numero 399 del libro “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” del grande gastronomo Pellegrino Artusi, così recita: ” Il petonciano o melanzana è un ortaggio da non disprezzarsi per la ragione che non è né ventoso, né indigesto. Si presta molto bene ai contorni ed anche mangiato solo, come piatto d’erbaggi, è tutt’altro che sgradevole, specialmente in quei paesi dove il suo gusto amarognolo non riesce troppo sensibile. Sono da preferirsi i petonciani piccoli e di mezzana grandezza, nel timore che i grossi non siano amari per troppa maturazione.
Petonciani e finocchi, quarant’anni or sono, si vedevano appena sul mercato di Firenze; vi erano tenuti a vile come cibo da ebrei, i quali dimostrerebbero in questo, come in altre cose di maggior rilievo, che hanno sempre avuto buon naso più de’ cristiani.
I petonciani fritti possono servire di contorno a un piatto di pesce fritto; fatti in umido, al lesso; in gratella, alla bistecca, alle braciole di vitella di latte o a un arrosto qualunque.”
Se notate bene il nostro famoso autore menziona per primo il termine petonciano e solo in subordine parla di melanzana (che ovviamente riguarda lo stesso ortaggio) e che nell’attualità è l’unico termine usato per indicare tale verdura. Ma perché questo cambio di nome?
Presto detto: la melanzana è una pianta originaria dell’India, introdotta nel bacino del Mediterraneo dagli arabi nel IV secolo d. C., ma ci vollero più di mille anni perchè in Italia si cominciasse ad apprezzarne le doti in cucina.
Il nome che gli arabi davano al frutto era badingian che noi italianizzammo trasformandolo originariamente in petonciana, poi divenuto petonciano o petronciano.
In Toscana i nostri nonni continuavano a chiamare questo ortaggio con il vecchio nome quando già si parlava di melanzana come noi oggi usiamo, ma ancora in Francia e in Catalogna si usa nomi derivante dall’arabo (al- badingian) usando rispettivamente il termine di aubergine e di albergínia.

Il cambio dell’appellativo fu probabilmente dovuto alla diffusione finalmente avvenuta anche nel nostro Paese intorno al XVI secolo: dato che il petronciano era un frutto, parve agli accademici corretto individuarlo in tal senso e quindi assegnare ad anch’esso il termine mela che significava “frutto” per antonomasia. Siccome questo tipo di mela non è commestibile da cruda, il petronciano si cominciò a etichettarlo come mela non sana e, per deformazione, si arrivò a chiamarla così melangiana, fino ad arrivare finalmente all’attuale nome che oggi identifica una delle verdure più usate in tutta la penisola ed in tutto il bacino mediterraneo.

(Visited 1.834 time, 66 visit today)
Share

Dicci la tua

Maurizio Bertelli

Da sempre innamorato di Firenze e della sua storia, per diletto e passione scrive spaziando dalla saggistica si romanzi, fiabe, racconti, modi di cucinare sempre improntati sulla fiorentinità.