PORCELLINO-02.1-rIl titolo non torna? Vi aspettavate che scrivessi “Il Porcellino d’india? Eccovi fregati!
Via siamo seri dai! Questo racconto l’ho scritto a cavallo di capodanno! Tra il 31 dicembre 2104 e il 1° gennaio 2015! E poi, l’opera d’arte che ho qui riportato, merita più rispetto!
E dunque? Donde viene il Porcellino a cui tutti, in prossimità del mercato nuovo di via Por Santa Maria a Firenze, accarezzano il muso consumandole il bronzo ormai logorato dagli affanni più che dagli affetti?
Eh, la storia e davvero bizzarra!
Era intorno al 1633 quando uscii, sempre urlando, dal solito wormhole e venni a impattare contro la schiena di tale Pietro Tacca, ex allievo del Giambologna che con Bologna niente aveva a che fare, essendo in realtà, fiammingo.
Ebbi insomma a precipitarmi fuori come un matto e ruzzolai all’interno di una bottega dove stavano per fondere con tecnica della cera a perdere, la copia di una scultura che Cosimo II aveva commissionato al Tacca, perché l’originale marmoreo, una copia romana d’origine ellenistica donata dal Papa Pio IV “…E unn’avea a esse’ toccao!!” (l’esclamazione è apocrifa).
Quando mi rialzai venni subito aggredito dal Tacca che cercò di colpirmi con sculture barocche ma essendo io un artista concettuale, riuscii a evitare tutti i colpi meno uno!
PORCELLINO-03-rIl Tacca era in effetti furioso, la nobile riproduzione in cera era stata danneggiata quando lui, urtato da me, vi era caduto sopra con gran frastuono di mestoli e pentole e nel rialzarsi si era accorto che il muso del cinghiale si era sciupato.
Venne così a centrarmi con una pentola di fagioli e caddi in avanti sul Porcellino già danneggiato lasciando il mio volto sulla cera.
Quando poi ci fummo calmati entrambi gli spiegai il perché e il percome di tutto questo. Lui non comprese molto bene il concetto di Ponte di Einstein-Rosen ma accettò il fatto che presto me ne sarei andato lasciandolo lavorare.
E così feci precipitando urlando dentro un altro wormhole.
Lui però, distratto dall’incidente, fece fondere la scultura del porcellino con la mia faccia stampata sopra. Come da foto qui sotto!
Quando se ne accorse era troppo tardi.
Morì nel 1640 poco dopo che la statua di Filippo IV gli era caduta su un piede mentre veniva imbarcata per Madrid. Fu sepolto nella basilica della Santissima Annunziata ma lui non lo seppe mai.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.