Non so se avete mai ricevuto una scatola in regalo. O se l’avete mai regalata a qualcuno. Perchè la scatola? Perchè credo che l’atto di progettare sia molto simile a quello di regalare qualcosa a qualcuno. Se riceviamo in regalo una scatola vuota la reazione sarà sicuramente diversa rispetto a quella del ricevere qualsiasi altro regalo e solo se la scatola nasconde qualità celate nei dettagli reagiremo con piacere e immagineremo un attimo dopo cosa potremo conservarci, quali ricordi, quali preziosi oggetti. Ma qualora fosse insignificante, uguale a mille altre scatole, di poco valore e magari anche brutta, la nostra non potrà essere che una reazione negativa e di delusione.
Chiunque progetti qualcosa in realtà sta facendo un regalo a qualcuno anche inconsapevolmente. La scelta del contenuto e la scelta del contenitore. Se decidiamo di regalare solo il contenitore beh quel contenitore dovrà essere prezioso, curato nei minimi dettagli, arricchito da un fiocco da conservare, piacevole al tatto, alla vista e forse anche profumato. Oppure il sistema di chiusura della scatola dovrà incuriosirci a tal punto da metterci in difficoltà nel capirne il meccanismo immediatamente, fino a costringerci con un po’ di tensione ad ottenere i giusti movimenti solo dopo averne testato innumerevoli.
Perchè questo parallelo tra scatola e progetto. Perchè forse la ragione di questa rubrica è proprio questa. Un tentativo, piccolo piccolo, di illuminare “l’atto progettuale” inteso come volontà di curare nel dettaglio un gesto che nella sostanza si rivolge ad altri. Per questo non credo possano esistere attrezzi senza disegni e viceversa. Ogni processo costruttivo dovrebbe essere abbinato ad ad una consapevolezza del gesto stesso che altro non è che progettualità. E quasi sempre questo procedimento raggiunge la perfezione quando nel compierlo si incontrano i gesti e le scelte di più persone.
Oggi mentre lavoravo in uno spazio fiorentino neonato, Impact Hub (luogo che consiglio di visitare e conoscere, anche solo per curiosità, nei pressi della stazione di Rifredi) luogo di condivisioni e non solo, ho letto questa frase stampata su un tavolo: “Vorrei mettervi in guardia dall’idea di fare del bene alle persone. Si può, al limite, fare del bene con le persone, non alle persone. Jane Addams” .
Credo che progettare sia esattamente fare del bene con le persone. Esattamente come scegliere un regalo, il più adatto per un amico o per la propria amata, acquistarlo o farlo con le proprie mani e poi invece di fermarsi decidere di andare oltre e di stupire la persona che riceverà il regalo, con la scelta della scatola che conterrà il regalo stesso e magari farsi aiutare o farsi consigliare da altri.
Firenze è talvolta un contenitore. Spesso i suoi splendidi contenuti sono vecchi regali impolverati che qualcuno aveva fatto ad altri e non a noi, inconsapevole della loro eterna durata. Come se di generazione in generazione impacchettassimo sempre lo stesso dono e che questo inspiegabilmente continuasse a generare stupore.
Questa città esige progetto. Attrezzi e disegni, contenitori e contenuti, scatole e regali.

Visita consigliata: ImpactHub Firenze, via Panciatichi 14.

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