Continuiamo il colloquio con il Prof. Marcello Scalzo avviato la scorsa settimana con l’articolo Un Jedi come professore.

ll Prof. Arch. Marcello Scalzo insegna presso la Facoltà di Architettura di Firenze. Negli ultimi anni, 400 iscritti come punta massima in un solo corso. Tante iniziative didattiche, e non solo, che hanno avuto risalto fuori della Facoltà. Su tutte quella conosciuta come Firenze Immaginaria.

L’indole umana, per natura, rifugge il cambiamento e tutto ciò che appare diverso da come lo ha sempre conosciuto. Volete spaventare la gente?

No, vogliamo far capire alle persone che forse bisognerebbe guardare un po’ al futuro. Se un’accusa posso fare alla mentalità di Firenze è quella che non riesce più a vedere il futuro così come lo vedeva nel Rinascimento. Firenze è diventata grande perché ha dato spazio a gente come Michelangelo, Leonardo, Brunelleschi. Aveva questa grande capacità di dare spazio agli innovatori, a dei geni. E quelli hanno modificato l’immagine della città. Ora non è più così. All’opposto. È una città vecchia dentro, che ha dimenticato che il Rinascimento è stato ideazione, innovazione, sperimentazione. È diventata una città iperconservatrice.
Facciamo un esempio: Le Murate e Santa Teresa (una delle sedi della Facoltà, n.d.r.). Erano delle carceri. Io le avrei demolite. Mi dici perché non le hanno demolite? Hanno demolito la Casa della GIL e loro no. Con quale criterio? Non è che sono contrario al progetto di riqualificazione delle Murate. Sono proprio contrario al fatto che non siano state demolite. Andavano demolite perché non servivano più. Noi facciamo revisione in delle cellette con le sbarre di un metro per due metri in un edificio brutto, perché era un carcere. Io mi sono rifiutato di far lezione in Santa Teresa. La cultura è libera, io non posso far lezione con una finestra che ha le sbarre. Non esiste proprio!
Nei secoli scorsi se ne strafottevano di quello che c’era prima. Prendevano e demolivano ciò che non serviva più. Non c’è mai stato concettualmente una sorta di “rispetto” per l’esistente. Noi invece rischiamo di non lasciare nessuna testimonianza del nostro passaggio.

La tua icona di Facebook è il Nazareno, col tuo volto, in posizione benedicente e mistica. La tua foto di copertina del libro “Firenze Immaginaria” ti rappresenta nelle vesti di un Cavaliere Jedi. L’immagine e il suo linguaggio sono una religione? E il tuo è un verbo divino?

Si. Mi sento una sorta di profeta. Mi sento un Cavaliere Jedi perché combatto delle mentalità, delle ideologie, dei modi di fare e, chiaramente, ne esco sempre con le ossa rotte.

Questa è un’epoca basata sull’immagine. C’è ancora spazio per l’architettura?

Viviamo in una società in cui conta solo l’immagine. La sostanza non c’entra più. Guarda le ultime elezioni. Berlusconi è riuscito a risalire, e praticamente a vincere, perché da vecchio teatrante ha preso un fazzoletto e ha pulito la sedia di Travaglio. Conta se si è telegenici. Renzi è telegenico, buca lo schermo. Bersani no. E infatti ha perso.
L’ideologia è morta. La sostanza è morta. La qualità è morta. Quel che conta è l’immagine esteriore, come si appare all’esterno.

Se le elaborazioni fotografiche potessero diventare davvero realtà, quali immagini creeresti per migliorare Firenze dal punto di vista architettonico e urbanistico?

Un bella autostrada al posto dell’Arno! Mi è capitato di percorrere nel traffico 12 Km in un’ora e mezza. Ma scherziamo? Oggi noi sopravviviamo grazie al Poggi che, nel 1870 circa, ha fatto i viali. Nell’ultimo secolo qui a Firenze non hanno avuto la forza di immaginare un metrò, una circonvallazione, nulla, assolutamente niente. Siamo fermi ai tempi di Poggi e meno male che c’è stato lui!

L’immagine è la rappresentazione della realtà. L’immaginazione è la rappresentazione dell’irrealtà. Quindi “Firenze Immaginaria” cos’è?

È qualcosa di irreale, è un sogno. Noi proponiamo qualcosa che non esiste, un sogno che quando ti svegli svanisce. Un libro: quando lo chiudi svanisce il sogno.

Cosa pensi che pensino di aver acquistato e/o di aver perso i tuoi studenti quando escono con l’esame in tasca dopo aver frequentato il tuo corso?

Sicuramente hanno acquistato la capacità di immaginare, di ideare, di pensare e… l’ironia. Hanno perso, credo, un buon docente ed un buon maestro (ride, n.d.r.).

Metti in Italia un corso universitario che funziona, un professore che riscuote successo didattico e personale, studenti che imparano divertendosi, e si vede visto che i loro prodotti sono pregevoli e hanno diffusione a scala world-wide-net, idee originali, fantasia, innovazione. Cosa può succedere? Tagliato!
Sono rimasto di stucco quando il professore mi ha detto che il corso non esiste più. Perché? Chiedo io. È un corso opzionale, non obbligatorio, quindi non necessario, mi è stato detto dalla Facoltà. I tagli all’Università della Gelmini hanno fatto il resto… Ti pare giusto?
No, non mi pare giusto. Non può essere nel giusto l’Impero che agisce per mano del lato oscuro della Forza.
E così, Professore, sei rimasto l’ultimo Cavaliere Jedi, come Obi-Wan-Kenobi nel deserto dei Sabbipodi. Conserva la tua spada laser e usa la Forza professore! Usa la Forza. Preparati per Il ritorno dello Jedi!

Marcello Scalzo, Firenze Immaginaria, EDK Editore, 2011

https://www.facebook.com/pages/Marcello-Scalzo/67364405784?fref=ts

http://www.flickr.com/photos/25413290@N03/

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Emiliano Pierini

Emiliano Pierini, architetto, proviene dagli anni settanta. E’ nato, ci vive e ci lavora, a Firenze (ci cazzeggia anche). Ama osservare lo spazio che ci circonda da Google Earth fino al particolare più piccolo. Ma anche fantasticare su mondi immaginari. Ama la fantascienza, la metafisica, la nebbia. Di schiacciate alla fiorentina ne può mangiare anche tre di fila.