Molle lire3La stagione era cominciata male: una stagionaccia di piogge scroscianti e bombe d’acqua. Allagamenti, frane, alluvioni, worm-hole..
Neanche la raccolta delle olive era andata bene e il prezzo del greggio era crollato del 30% mentre la benzina no! Tale e quale!
E il Governo Renzi che massacrava di invettive i sindacati e l’articolo 18 come fossero loro la causa della crisi e non l’infiltrazione sempre più capillare e invasiva della malavita organizzata e della finanza d’assalto!
E l’incredibile sconto sui tributi non pagati da parte delle società che gestivano il gioco d’azzardo? Da svariati miliardi di Euro a poche centinaia di milioni? Neanche saccheggiando un Supermercato ti fanno uno sconto così!
Si vabbé ma che c’entra Giuseppe Verdi con me che mi chiamo Rossi?
Direte voi.
Ecco, bravi, ditelo perché proprio non so più cosa scrivere, che ne ho narrate di storie di viaggi! Le avete contate, bastardi? Voi comodi seduti davanti al PC e io a ruzzolare nello spazio e nel tempo per divertirvi?
Ma andate a quel paese!!
..Come? Ci siete già?
Ah scusate..

Sì, oggi mi girano a palla! Mica solo a voi succede eh?
Sapete che cosa mi è accaduto?
Ci sono finito dentro un’altra volta! Nel worm-hole!
Dannazione! Trovarsi improvvisamente davanti a un così Sommo Maestro! E in mutande per giunta!
Io, non lui!
Vabbé, devo dire che il grande musicista era uomo d’ampie vedute perché (malgrado avesse appreso la musica suonando su una vecchia spinetta aiutato da tale don Pietro Baistrocchi e fosse riuscito in un sol colpo – o più colpi – a divenire famoso pur avendo dato il nome “Icilio” al figlio maschio poi morto per altre ragioni diverse dal nome) m’accolse senza problemi.
Ebbi a incontrarlo precipitando in mutande fuori dal solito ponte di Einsten-Rosen, mentre egli tentava disperatamente di mettere insieme un’opera che intuiva sarebbe poi stata presa in prestito da torme ideologiche per farne inni bergamaschi.
ROSSI-VERDI-01-rMa la cosa non lo fermò: l’autore che avrebbe composto in ordine sparso Il Rigoletto, L’Aida, La Traviata, Il Trovatore e molte altre magnifiche opere immortali, s’inciampò suo malgrado forse a causa della morte dei figli e dell’amata moglie, proprio su un’opera Buffa: “Il Finto Stanislao“, ovvero “Un giorno di regno” su libretto di F. Romani che però fu accolta negativamente tanto che egli decise di smettere di comporre e si dedicò all’uncinetto.
Fui dunque io ad aiutarlo a fargli superare la crisi creativa e non, come si dice in giro, il Bartolomeo Merelli, impresario della Scala che gli consegnò due libretti: quello del Nabucco e quello di Mao.
Lui scelse il Nabucco.
Andò così: vistomi in gramaglie, seminudo, volle vestirmi con abiti di scena ma i costumi dell’Aida non parevano troppo adatti e vestito da paggetto parevo più bischero di quel che sono!
Alfine io mi travestii da lui come nella foto ormai di rito.
Essendo lui nato a Roncole (Busseto) e io a Bologna, ci s’incontrò col cantilenare del dialetto, così diverso da quel della Milano non ancora “da bere”, che egli m’invitò alla sua causa.
Sapendo ch’io venivo dal futuro e conoscevo già l’opere ch’egli avrebbe creato, non volle suggerimenti ma solo approvazioni di massima.
I biografi raccolsero così i brevi dialoghi che qui seguono.
Da essi potrete comprendere come un equivoco poté produrre un maraviglioso prodigio, ove il genio rifulgendo tracciò l’eterna gloria di…
Ok, riporto gli ultimi dialoghi sperando che possiate capirne la finezza dei fatti!
Capoccioni!

* * *

– Insomma hai la musica e ti mancano le parole?
– Non so come iniziare.. Gli ebrei, i lor nemici..

– Cos’è una questione israelo-palestinese? Ma va’ va’…
E sapete che mi disse lui tutto rabbuiato?
– “Grazie del Pensiero!”
E finì su una banconota da mille lire.
Il resto è leggenda.

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Umberto Rossi

Umberto Rossi, svolge segretamente la professione di artista concettuale. Purtroppo per lui. Inizia la sua attività di autore satirico in fabbrica dove, rischiando il licenziamento, fonda insieme ad un gruppo di amici sindacalisti una rivista demenziale a cui da il nome de “L’Osmannaro”,
subito inghiottita dall’oblio. Continua poi la sua collaborazione come illustratore e autore satirico (sia articoli che vignette, strip e rielaborazioni fotografiche e illustrazioni) con riviste e quotidiani di varia natura e fortuna. Inizia nel 1985 con “Nonsolocorsi” una rivista di annunci pubblicitari ormai defunta; poi passa al glorioso e rimpianto “Paese Sera” per un’edizione locale; continua con “La Gazzetta di Firenze” e “La Gazzetta di Prato”, con il quotidiano “L’Opinione” in una edizione locale.
Collabora con “L’informatore” della Coop di Firenze e con alcune riviste satiriche (tutte estinte) quali “Mai dire Sport”, “Fegato”, “Harno” (creata da Cavezzali) “La pecora nera”, “La Peste”, “Par Condicio”, “Veleno” e altre amenità. Autore satirico riluttante cerca di mantenere la sua indipendenza evitando il più possibile di pubblicare.