di Giacomo Fabbrini

Ciò gli diede la spinta necessaria a candidarsi, con l’intento di impedire che nelle elezioni del 2013, qualche altro membro del partito potesse dire una frase del genere. I punti chiave su cui Renzi aveva costruito la propria strategia erano: il cambiamento di un’intera classe dirigente, accusata di aver fallito il proprio compito. Dare una leadership forte al PD, così da poter dettare la propria agenda. E soprattutto dare un’immagine di cambiamento attraverso le innovazioni. Le primarie terminate il 2 Dicembre, sono state caratterizzate dalle polemiche sulle modalità di voto: un dop­pio turno, con l’iscrizione in un luogo diverso da quello delle votazioni, una firma per l’appello pubblico in sostegno della coalizione di centrosinistra e un’altra per l’iscrizione all’albo degli elettori, in più quest’anno per la prima volta serviva la mag­giore età per poter votare. Come era logico aspettarsi si scatenò la bufera attorno alla questione, dovuta anche al fatto che le regole furono fatte da Bersani; che per questo venne accusato di aver fatto delle regole che favorivano se stesso. La polemica si svol­se con dei botta e risposta tra il sindaco e il segretario. Il primo cittadino fiorentino per riuscire a competere con Pier Ligi Bersani, assieme al suo staff effettuò un viaggio in camper passando per le varie province italiane. Cercando quindi di far capire, pro­prio alle persone che li stavano di fronte, chi era e ciò che avrebbe voluto fare per tutti loro; mentre Bersani scelse una linea più pacata basata sul presentare un’immagine solida, una sicurezza. L’esito fu che Matteo Renzi venne sconfitto, avendo ottenuto poco meno del 40% dei voti; dispiaciuto per tale esito, commentò ”Giusto provarci”. Il sindaco fiorentino, come già aveva affermato nelle primarie, poco dopo gli esiti ribadì il proprio sostegno e le proprie congratulazioni al segretario, per la vittoria ottenuta. Terminata l’elezione per scegliere il candidato premier del PD, Silvio Berlu­sconi (capo del partito popolo delle libertà) dichiarò di avere posto tra le sue fila per il sindaco di Firenze, la risposta fu immediata, attraverso un tweet “Caro Silvio, le cose si possono comprare, le persone no. Non tutte, almeno. Io no. Hai le porte aperte per me? Chiudi pure, fa freddo!” ribadendo così per l’ennesima volta la propria posizione e il proprio sostegno al partito. Bersani chiese al sindaco fiorentino di svolgere un ruolo attivo e centrale nella campagna elettorale, aiutandolo così a ottenere la mag­gioranza in parlamento, che gli avrebbe consentito di governare. Il giovane sindaco, mantenendo la parola data, lo aiutò svolgendo la comunicazione, attraverso i canali televisivi e con comizi nelle zone, dove il segretario avrebbe potuto trovare maggiori difficoltà, come ad esempio in Lombardia. Nonostante però l’impegno e la collabora­zione di tutti, i risultati sono stati deludenti rispetto alle attese, che hanno portato il PD a essere il primo partito d’Italia, ma di fatto solo sulla carta; perché se alla camera dei deputati grazie al premio di maggioranza, il partito era in grado di governare, la situazione era ben più critica al senato, dove il PD avendo perso nelle regioni chiave (Lombardia, Veneto, Sicilia e Campania) non possedeva la maggioranza assoluta dei seggi e quindi si era in una situazione d’ingovernabilità e l’unico modo per costruire un governo era quello delle alleanze; o con i membri del movimento cinque stelle o con il PDL; avendo il PD numericamente vinto, ma politicamente perso. Situazione venutasi a creare per colpa di una legge elettorale che non funziona e che non consen­te di governare; legge definita “il porcellum” dallo stesso Calderoli (colui che inventò la legge). Si comprende facilmente perciò che l’obiettivo del PD è stato mancato, come affermato anche da Renzi alla trasmissione “Ballarò” rispondendo alla domanda su cosa avesse pensato dopo i risultati delle elezioni “Mi son mangiato le mani, perché abbiamo buttato fuori un calcio di rigore”. Chiaro, essendo il PD, il partito netta­mente favorito, di aver perso un’occasione importante; nel momento più critico per il Paese, un periodo in cui la crisi economica è pesantissima e non c’è un attimo da perdere. In una fase in cui il Paese non si può di certo permettere di ritornare nuo­vamente alle elezioni; ma al contrario necessita assolutamente di un governo stabile per garantire la crescita in tutti i campi. Firenze in tutto questo periodo, ha svolto il ruolo di spettatore, assistendo con orgoglio alla possibilità presentatasi al suo primo cittadino: l’essere preso in considerazione per uno degli incarichi più prestigiosi a livello nazionale.

(Visited 48 time, 1 visit today)
Share

Dicci la tua